Test di gravidanza

test di gravidanza

Cosa valuta il test di gravidanza?

La gravidanza inizia con il concepimento, ovvero quando lo spermatozoo incontra l’ovocita maturo nella tuba e lo feconda. Dopo 7-8 giorni dalla fecondazione, il trofoblasto, che è un tessuto che con il procedere della gravidanza si trasformerà in placenta, inizia la produzione di Beta HCG, ovvero la Gonadotropina Corionica Umana. Si tratta di un ormone che provvede al mantenimento della gestazione, favorendo un ambiente ormonale e tessutale adeguato allo sviluppo dell’embrione.  La Beta HCG può essere considerato un marcatore urinario e sierico che permette la diagnosi della gravidanza in atto e determina quindi la positività del test. Oltre a confermare l’effettiva gravidanza, in base ai suoi livelli permette di valutare rapidamente lo stato e il procedere della stessa. In genere, i valori della Beta HCG aumentano progressivamente nel circolo materno nelle prime 8-10 settimane di gravidanza per poi diminuire e stabilizzarsi per tutto il resto della gestazione.

Quali sono i test di gravidanza più diffusi?

La Beta HCG può essere rilevata nelle urine o nel sangue. Il test di gravidanza urinario è conosciuto per la sua semplicità di utilizzo, ma non sempre si dimostra attendibile. E’ possibile effettuare il test già nei primi giorni di ritardo mestruale: gli stick vanno posti per qualche secondo a contatto con il flusso di urina, poi la rilevazione dell’ormone avviene attraverso delle strisce reattive. Il test di gravidanza sanguigno fornisce una risposta sicura e precisa sullo stato della paziente e può essere di due tipi: qualitativo, dà solo un risultato positivo/negativo e quantitativo, va a quantificare l’esatta quantità di Beta HCG nel sangue e stima la data di fecondazione. Il test di gravidanza ematico deve essere eseguito in qualunque caso, anche se l’analisi urinaria ha già dato esito positivo circa l’avvenuto concepimento.

https://www.betahcg.it/

www.sanihelp.it/esami/77/test-gravidanza-urinario.htm

Annidamento

annidamento pre embrionale

Cos’è l’annidamento e quali sono le due fasi?

L’annidamento è l’ultima fase dello sviluppo pre-embrionale, solitamente si concretizza tra il 3° e l’8° giorno dopo la fecondazione dell’ovocita e coincide con il periodo di tempo in cui l’endometrio dell’utero è più recettivo per accogliere l’embrione. La fecondazione dell’ovocita maturo avviene nella tuba di Falloppio e porta alla formazione dello zigote, successivamente questo darà il via allo sviluppo dell’embrione grazie a due processi biologici fondamentali: la duplicazione, che consiste nella produzione di nuove cellule per mitosi, e il differenziamento che permette alle nuove cellule di diversificarsi e assumere forme e funzioni più specializzate. In questa fase, detta segmentazione, lo zigote percorre la tuba di Falloppio aiutato dal movimento delle ciglia dell’epitelio dell’organo e passa allo stato di morula e poi di blastocisti. Quando la blastocisti raggiunge la cavità uterina inizia la fase di annidamento. A questo punto il trofoblasto, che costituisce la parete della blastocisti, secerne degli enzimi litici che permettono alle sue estroflessioni di penetrare nella mucosa uterina e ancorarsi ad essa. Alla fine dell’annidamento le cellule del trofoblasto faranno parte della placenta, organo che fornisce nutrimento e ossigeno all’embrione e gli consente di eliminare i rifiuti metabolici. L’annidamento viene completato con l’erosione della parete dei vasi sanguigni materni, circa 14 giorni dopo la segmentazione. Quando i vasi sanguigni della madre vengono rotti, il sangue materno invade, con una certa pressione, gli spazi lasciati vuoti dal tessuto digerito. In alcuni casi può succedere che si abbia una perdita di sangue nella cavità uterina e che poi questa venga scambiata per flusso mestruale. Sono necessari 14 giorni per completare l’annidamento dopo la fecondazione.

Possono esserci delle anomalie durante l’annidamento?

Nel caso si verificassero delle anomalie genetiche a carico del prodotto del concepimento, l’organismo materno risponderebbe con la sua eliminazione per preservare la specie. Si stima infatti che almeno il 25% degli ovuli fecondati si perdano prima dell’impianto, questi sono i cosiddetti micro-aborti e fanno parte di quei processi di selezione naturale che iniziano già prima dell’impianto e continuano poi dopo la nascita. Più è grave l’anomalia del prodotto del concepimento e più precoce sarà la sua eliminazione da parte della madre.

https://www.corriere.it/salute/dizionario/annidamento/index.shtml

Concepimento

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Quali sono le fasi del concepimento?

Con il termine concepimento si fa riferimento al momento della fecondazione, ovvero il risultato della combinazione di uno spermatozoo con una cellula uovo. Affinché avvenga in concepimento è necessario che il liquido seminale maschile venga introdotto nel tratto riproduttivo femminile durante il suo periodo fertile: dopo l’ovulazione l’ovocita maturo sopravvive solo tre giorni ed è questo il tempo che ha a disposizione per essere raggiunto dagli spermatozoi ed essere fecondato. Durante il rapporto sessuale l’uomo libera in vagina dai 200 ai 500 milioni di spermatozoi, che dovranno muoversi attraverso il canale cervicale dell’utero e raggiungere l’ampolla tubarica, dove si trova l’ovulo maturo. Il percorso prevede una selezione naturale che permetterà solo ad uno spermatozoo di fecondare l’ovocita. Quando questo entra in contatto con l’ovocita maturo, gli enzimi contenuti nell’acrosoma, ovvero la testa dello spermatozoo, vengono liberati e demoliscono lo strato gelatinoso che circonda l’ovocita. La testa dello spermatozoo si lega ai recettori proteici dell’ovocita e le membrane dei due gameti si fondono. Questa fusione viene definita “acrosomiale” e precede la formazione istantanea della membrana di fecondazione, che è una barriera impermeabile ricca di proteine che impedisce ad altri spermatozoi di fondersi con lo stesso ovocita. A questo punto lo spermatozoo libera il proprio nucleo all’interno dell’ovocita e inizia la divisione meiotica. Infine, il nucleo dell’ovocita si fonde con quello dello spermatozoo, completando la fecondazione. Avviene così l’unione di due cellule portatrici di un singolo cromosoma, detti gameti, che insieme ricompone la coppia cromosomicacomune a tutte le altre cellule del nostro organismo, lo zigote. Lo zigote inizia poi a duplicarsi dando vita all’embrione che potrà essere un maschio, se l’unione è tra cromosoma X e cromosoma Y, o una femmina, se sono entrambi cromosomi X. 

Quali sono i sintomi del concepimento?

Molte donne avvertono dei sintomi che potrebbero far pensare ad un inizio della gestazione. Generalmente, il seno appare gonfio e turgido; l’aumento di progesterone provoca spossatezza e sonnolenza, aumenta la sensibilità olfattiva che potrebbe portare ad inappetenza poiché, alcuni cibi sempre tollerati, vengono percepiti tutto ad un tratto sgradevoli. Anche la tensione addominale è riconducibile al concepimento ma potrebbe essere confusa con la sindrome premestruale. Infine, gli sbalzi d’umore dovuti al livello di estrogeni sono particolarmente diffuso.

http://www.federica.unina.it/medicina-veterinaria/morfogenesi-ed-anomalie-dello-sviluppo/fecondazione/

https://www.chimica-online.it/biologia/acrosoma.htm

Durata della fertilità nel ciclo fisiologico

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Quali sono i giorni fertili nel ciclo fisiologico della donna?

I giorni fertili nel ciclo fisiologico di ogni donna sono determinati dall’ovulazione, che in un ciclo regolare di 28 giorni si verifica mediamente 14 giorni prima delle mestruazioni. Con l’ovulazione l’ovocita, maturato grazie allo stimolo degli estrogeni, fuoriesce dall’ovaio per passare nella tuba di Falloppio dove potrà essere fecondata dagli spermatozoi eventualmente presenti. Tenendo conto che gli spermatozoi vivono circa 72-96 ore all’interno delle vie genitali femminili, la cosiddetta “finestra fertile” per concepire interessa circa sei giorni: i cinque giorni che precedono l’ovulazione, più l’ovulazione stessa che ha una durata di 24 ore. In realtà la finestra fertile dipende dalla salute della donna e dalla durata del ciclo, infatti se il ciclo è più lungo o più corto di 28 giorni, è probabile che l’ovulazione avvenga in un giorno diverso dal quattordicesimo. Ad esempio, in un ciclo di 32 giorni, l’ovulazione sarà al 18° giorno dall’inizio della mestruazione precedente e si inizierà a poter restare incinte dal 14° giorno, quindi è possibile calcolare i giorni fertili sempre contando i 14 giorni che precedono l’inizio della mestruazione.

È possibile restare incinta solo durante il periodo fertile?

Per le donne che hanno un ciclo molto irregolare diventa estremamente difficile individuare il proprio periodo fertile. Soprattutto per quelle donne che hanno un ciclo più corto della media, poiché per loro l’ovulazione può avvenire anche solo cinque giorni dopo la fine delle mestruazioni. Inoltre, è comunque possibile rimanere incinta durante le mestruazioni o subito dopo la loro termine, questo perché potrebbero verificarsi delle perdite provocate da cisti alle ovaie oppure da fibromi uterini. Si potrebbe poi confondere tale perdita con le mestruazioni e restare incinta proprio nei giorni più fertili. Inoltre, nel 5-10% dei casi è possibile che si verifichi una doppia ovulazione nello stesso ciclo, così da raddoppiare i giorni fertili.

https://www.inofert.it/Approfondimenti/Articoli-scientifici

The normal menstrual cycle in women.

Mihm M1, Gangooly S, Muttukrishna S.

L’ovulazione

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Che cos’è l’ovulazione?

L’ovulazione è una fase del ciclo mestruale della donna. In un ciclo regolare della durata di 28 giorni, l’ovulazione avviene statisticamente al quattordicesimo giorno ed è provocata da un picco dell’ormone luteinizzante LH, che induce la rottura del follicolo e il passaggio attraverso la tuba di Falloppio dell’ovulo ormai maturo. Una volta rilasciata nella cavità uterina, la cellula uovo ha una vita di circa 12-24 ore. In questa fase le gonadotropine FSH e LH e gli estrogeni diminuiscono rapidamente, mentre il progesterone continua ad aumentare perché prepara l’utero ad accogliere un’eventuale cellula uovo fecondata, stimolando l’ispessimento dell’endometrio, dove si accumulano sangue e sostanze nutritive che serviranno a creare un ambiente favorevole all’impianto. Contemporaneamente si ha un assottigliamento dell’epitelio della vagina e la secrezione del cosiddetto muco cervicale stimolata dagli estrogeni. Si tratta un fluido viscoso che agevola l’attività degli spermatozoi per favorire il concepimento. Generalmente il periodo fertile si riconosce grazie al cambiamento del muco cervicale: nei due o tre giorni precedenti l’ovulazione il muco è particolarmente evidente. Subito dopo l’ovulazione il muco diventa più spesso e più bianco fino al ciclo successivo. 

Da cosa dipendono i dolori dell’ovulazione?

I sintomi dell’ovulazione sono caratteristici per ogni donna, anche se circa il 20% delle donne sperimenta ogni mese i dolori dell’ovulazione che sono delle vere e proprie sensazioni di fastidio o di lieve dolore pelvico. Il disturbo è localizzato nel basso addome, sul lato destro o sinistro, a seconda di quale ovaia stia rilasciando una cellula uovo. Il rigonfiamento e la rottura del follicolo possono provocare uno stato di tensione e indolenzimento, mentre il liquido follicolare potrebbe irritare le pareti del peritoneo, ovvero la sottile membrana che avvolge gli organi addominale dell’apparato digerente. Si potrebbero avere anche dei disagi per le contrazioni delle tube di Falloppio o delle fasce muscolari lisce. Nella maggior parte dei casi i dolori dell’ovulazione sono comuni ed innocui. Tuttavia, un dolore molto intenso può essere sintomatico di altre condizioni patologiche, tra cui l’endometriosi.

https://www.i-vitae.co/blog/ciclo-ovulatorio-facciamo-chiarezza

https://online.scuola.zanichelli.it/barbonescienzeintegrate/files/2010/04/V16_04.pdf

Regolarità del ciclo ovarico

ciclo ovarico olinorm e la donna
  1. Che cosa si intende per regolarità del ciclo ovarico?
  2. Quali sono le possibili cause di irregolarità del ciclo ovarico?

Che cosa si intende per regolarità del ciclo ovarico?

Il ciclo ovarico dura in media 28 giorni ed è il risultato di una complessa interazione ormonale che coinvolge l’ipotalamo, l’ipofisi e le ovaie. La regolarità del ciclo ovarico è fondamentale per il benessere complessivo della donna. Talvolta però possono verificarsi delle irregolarità associate a squilibri ormonali, periodi di forte stress o ad un’alimentazione scorretta. Le alterazioni del ciclo mestruale possono riguardare il ritmo (cicli infrequenti o troppo frequenti), la quantità (cicli troppo abbondanti o scarsi) o la durata (cicli troppo prolungati o brevi).Infine,l’amenorrea si attesta con l’assenza per più di 6 mesi delle mestruazioni.

Quali sono le possibili cause di irregolarità del ciclo ovarico?

La regolarità del ciclo ovarico viene molto influenzata dalle condizioni di stress psico-fisico, che alterano il quadro ormonale in maniera diversa in base alla sensibilità individuale. Lo stress può dipendere da un’eccessiva attività fisica che esercita un’azione su ipotalamo e ipofisi, le due ghiandole che governano la secrezione delle gonadotropine FSH e LH, due ormoni sessuali direttamente coinvolti nel ciclo ovarico. Anomalie importanti di tali ormoni potrebbero portare a diversi disturbi: un flusso mestruale molto intenso (menorragia), mestruazioni troppo frequenti (polimenorrea) o un ritardo delle mestruazioni (oligomenorrea). Le irregolarità del ciclo ovarico sono spesso associate anche alla perdita repentina ed eccessiva di peso. Infatti, un’alimentazione troppo restrittiva riduce i livelli di insulina e del tessuto adiposo, che a sua volta provoca una diminuzione dei livelli di leptina, un ormone prodotto dal tessuto adiposo stesso. La leptina porta alla soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, riducendo l’ormone LH. In casi estremi si può arrivare all’amenorrea ipotalamica, che per l’organismo femminile rappresenta una risposta adattativa allo stress ed è una sindrome riconducibile ad una scarsa produzione di gonadotropine a livello ipotalamico. Infine, anche la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) si ripercuote sulla salute della donna perché è caratterizzata da cicli irregolari per via dall’aumento degli androgeni, ormoni maschili, e per la riduzione di FSH. 

https://www.humanitas.it/malattie/cisti-alle-ovaie

https://www.nutrizioneesalute.it/pianeta-donna/amenorrea-ipotalamica-da-stress

Functional hypothalamic amenorrhoea — diagnostic challenges, monitoring, and treatment.

Sowińska-Przepiera E1, Andrysiak-Mamos E, Jarząbek-Bielecka G, Walkowiak A, Osowicz-Korolonek L, Syrenicz M, Kędzia W, Syrenicz A

Sterilità maschile: cause infettive

sterilità maschile
  1. Che cos’è la sterilità maschile?
  2. Quali sono le possibili cause infettive della sterilità maschile?

Che cos’è la sterilità maschile?

La sterilità maschile corrisponde ad una ridotta capacità riproduttiva nell’uomo e contribuisce per il 50% alla sterilità di coppia. La condizione di sterilità maschile si accerta quando si verificano determinate condizioni, quali ad esempio l’azoospermia, ovvero l’assenza totale degli spermatozoi o la cripto-azoospermia, che indica la drastica insufficienza di spermatozoi nel liquido seminale. Altra condizione può essere l’assenza di eiaculazione (aspermia) o la necrozoospermia quando gli spermatozoi presenti nel liquido seminale sono morti. La sterilità è definita primaria quando l’uomo non ha mai indotto una gravidanza, mentre è definita secondaria se l’uomo ha indotto precedentemente una gravidanza. Le cause di sterilità possono essere diverse: genetiche, anatomiche, ormonali e infettive.

Quali sono le possibili cause infettive della sterilità maschile?

Le infezioni uro-seminali sono tra le maggiori cause di sterilità maschile, perché provocano degli stati infiammatori delle vie seminali, che possono danneggiare gli spermatozoi in via di sviluppo, la prostata e le vescicole seminali per via della presenza di germi e batteri. Tra i fattori che scatenano le infezioni dell’apparato genitale maschile ci sono le patologie della prostata, scorrette abitudini igieniche o sessuali, interventi chirurgici all’apparato genitale stesso oppure la presenza di un catetere vescicale. Anche quando i segni dell’infezione sono scomparsi, gli effetti sulla fertilità maschile posso permanere a lungo termine. Anche le malattie sessualmente trasmessibili, come il Papillomavirus, la Sifilide, la Gonorrea e la Clamidia possono comportare sterilità maschile. Infine, le “orchiti” che sono delle infezioni testicolati, sono responsabili di sterilità maschile dopo la pubertà poiché danneggiano i testicoli e riducono l’efficienza degli spermatozoi. Fra le più note c’è quella provocata dal virus della Parotite Epidemica che è un’infezione virale delle ghiandole parotidi, poste dietro le orecchie, comunemente chiamata “orecchioni”. 

https://www.humanitas.it/malattie/infertilita-maschile

http://www.salute.gov.it/portale/fertility/dettaglioContenutiFertility.jsp?lingua=italiano&id=4567&area=fertilita&menu=medicina

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28892594

Infertilità femminile: terapia

infertilità femminile chirurgia e terapie
  1. Quali sono le possibili terapie in casi di infertilità femminile?
  2. Quali sono gli interventi chirurgici effettuati in caso di infertilità femminile?

Quali sono le possibili terapie in casi di infertilità femminile?

Cosi come la terapia per la sterilità anche l’infertilità può essere risolta attraverso o terapie mediche o chirurgiche in base alle diverse cause che la determinano. L’infertilità femminile nel 25% dei casi può essere provocata da disfunzioni ormonali che possono essere risolvete attraverso una specifica terapia farmacologica o stimolazione ovarica che consiste nella somministrazione di gonadotropine: l’ormone follicolo stimolante (FSH) che stimola lo sviluppo dei follicoli e l’ormone luteinizzante (LH) che promuove l’ovulazione. L’assenza di ovulazione che provoca una riduzione della fertilità può essere causata anche dall’iperprolattinemia in casi di adenomi ipofisari, ipotiroidismo o insufficienza renale cronica. L’assunzione di farmaci che diminuiscono i livelli di prolattina porta al ripristino dell’ovulazione.  Anche i cambiamenti nello stile di vita possono essere determinanti nel migliorare la fertilità di una donna, ad esempio potrebbe essere utile ridurre lo stress quotidiano, interrompere il consumo di alcool e sostanze stupefacenti, smettere di fumare o modificare la dieta: infatti una corretta gestione del peso può incidere positivamente sulla possibilità di concepimento.

Quali sono gli interventi chirurgici effettuati in caso di infertilità femminile?

L’infertilità femminile piò essere risolta grazie ad interventi chirurgici, come nel caso di endometriosi grave o cisti ovariche trattate chirurgicamente attraverso la laparoscopia. Inoltre la laparoscopia permette di correggere anche le alterazioni morfo-funzionali delle tube di Falloppio. In presenza di ostruzione tubarica lieve si possono anche effettuare le “idrotubazioni” che consistono nell’introdurre in utero una piccola quantità di aria e di liquidi contenenti antibiotici e idrocortisone, per ripristinare la funzionalità delle tube di Falloppio che giocano un ruolo fondamentale nel concepimento. Questi interventi si rivelano efficaci nel 50-% dei casi con l’ottenimento di una gravidanza entro i 12 mesi successivi.  Nel caso in cui non si riesca a risolvere l’ infertilità, cosi come nei casi di sterilità, c’è la possibilità di ricorrere alla Riproduzione Assistita per riuscire ad ottenere una gravidanza. 

https://www.humanitas.it/malattie/infertilita-femminile

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_FertilitaAbstract_4_fileAbstract_itemAbstract_3_file.pdf

http://www.salute.gov.it/portale/fertility/dettaglioContenutiFertility.jsp?lingua=italiano&id=4568&area=fertilita&menu=medicina

Diagnosi infertilità femminile

diagnosi infertilità femminile

Come si diagnostica l’infertilità femminile?

La diagnosi di infertilità femminile avviene tramite visita ginecologica. Il ginecologo sulla base della storia clinica della paziente può prescrivere degli esami utili ai fini diagnostici.  L’anamnesi è molto importante poiché informa il ginecologo su eventuali patologie non solo a carico di utero, tube e ovaie che possono ostacolare un concepimento ma anche tiroidee, diabete alimentare o mellito e intolleranze alimentari. I dosaggi ormonali sono gli esami più richiesti dal ginecologo ed hanno lo scopo di valutare la riserva ovarica della donna, vale a dire il suo patrimonio di ovociti. Si analizzano i livelli di FSH (ormone follicolo stimolante), LH (l’ormone luteinizzante) ed estradiolo (estrogeno prodotto dalle ovaie) nella prima metà del ciclo, invece progesterone e prolattina nella seconda metà del ciclo. Vengono analizzati anche i valori di TSH e ormone Antimulleriano (AMH), la cui quantità circolante è sempre proporzionale al numero di follicoli che la donna ha ancora a disposizione ed è indipendente dalla fase del ciclo mestruale.

Quali sono gli esami strumentali da eseguire?

Per una corretta diagnosi di infertilità femminile oltre ai dosaggi ormonali ci sono degli esami strumentali. Fra gli esami strumentali più complessi c’è la biopsia dell’endometrio che consiste nell’asportazione di un piccolo frammento di  tessuto da valutare al microscopio. Anche effettuare un tampone vaginale o un Pap-Test può essere utile per rilevare la presenza o meno di infezioni vaginali o del collo dell’utero che possono compromettere la fertilità della donna.  Altro esame spesso impiegato nella diagnosi di infertilità è l’ecografia transvaginale che permette di avere informazioni sull’ aspetto e sulle dimensioni degli organi dell’apparato riproduttivo e sull’eventuale presenza di fibromi nell’utero o di cisti ovariche. Se l’ecografia ha evidenziato alterazioni dell’utero e delle ovaie o anche delle tube si possono effettuare ulteriori approfondimenti come l’isteroscopia. Anche la laparoscopia può servire per valutare l’aspetto esterno degli organi dell’apparato riproduttivo e la presenza di ulteriori patologie. Fra gli esami strumentali rientra anche il cosiddetto post-coital test che si esegue prelevando un campione di muco cervicale il giorno successivo ad rapporto sessuale per analizzarlo al microscopio cosi da valutare la qualità del muco cervicale che si produce e anche la motilità di eventuali spermatozoi al suo interno.  

Infertilità femminile: cause genetiche

infertilità femminile
  1. Che cos’è l’infertilità femminile?
  2. Quali sono le possibili cause genetiche di infertilità femminile?

Che cos’è l’infertilità femminile?

L’infertilità femminile è la condizione che ostacola la possibilità di avere una gravidanza e viene accertata quando una donna non riesce a rimanere incinta dopo 1-2 anni di rapporti intenzionalmente fertili, anche se rimane teoricamente possibile per lei concepire. L’infertilità femminile è molto legata all’età, infatti le possibilità di concepire diminuiscono col passare del tempo dopo i 30 anni. Le cause, oltre il fattore età, che possono determinare l’infertilità sono diverse, come lo stile di vita, la ricerca del primo figlio in età tardiva, l’uso di droghe, l’abuso di alcool, il fumo, le condizioni lavorative, l’inquinamento e anche cause genetiche.

Quali sono le possibili cause genetiche di infertilità femminile?

Si parla di cause genetiche per l’infertilità femminile se si riscontrano dei danni nella struttura cromosomica, che è un filamento di DNA che contiene i geni. Un esempio di danno cromosomico sono le cosiddette “traslocazioni Robertsoniane”, in cui i cromosomi si fondono e perdono entrambi una loro parte. Ciò accade perché in una persona due cromosomi rimangono uniti tra loro ed i gameti di questi individui sono portatori di una copia in più (trisomia) o in meno (monosomia) di un certo cromosoma. Queste traslocazioni provocano l’aumento del rischio di aborto spontaneo e quindi una riduzione della fertilità nella donna. Tra le cause genetiche di infertilità troviamo anche gli antigeni di istocompatibilità, che sono delle molecole presenti sulla membrana delle cellule di ciascuno di noi, differenti tra una persona e l’altra. Quando il sistema immunitario si accorge che c’è una molecola diversa da quelle proprie elimina la cellula che la esprime, ecco perché anche gli antigeni di istocompatibilità possono avere un ruolo nell’aumentare la tolleranza materna verso l’embrione e quindi le chance di gravidanza. Anche le intolleranze genetiche possono portare infertilità o poliabortività, poiché l’assunzione di cibi non tollerati provoca un’infiammazione cronica e una risposta immunologica esagerata che può essere dannosa per la maturazione degli ovuli. Infine, il fumo provocare delle mutazioni dei geni oncogeni, cioè quelli che sono in grado di indurre la trasformazione di una cellula sana in una tumorale sia nella mamma che nell’embrione.