Lo sport influenza il ciclo mestruale?

sport e ciclo mestruale
  1. È importante praticare attività fisica già dall’infanzia?
  2. L’attività fisica nelle giovani adolescenti
  3. Attività fisica e ciclo mestruale
  4. Perché lo sport influenza il ciclo mestruale?

È importante praticare attività fisica già dall’infanzia?

Quando l’abitudine di praticare attività fisica viene acquisita già nell’infanzia tende a diventare parte integrante dello stile di vita di una persona. Tra i fattori caratterizzanti gli stili di vita, l’attività fisica, ha un ruolo molto importante per la salute. Infatti diversi studi scientifici dimostrano che svolgere attività fisica con regolarità promuove la crescita e lo sviluppo non solo nell’infanzia ma anche in adolescenza. Per mantenere un buono stato di salute e un normo-peso in particolare gli adolescenti dovrebbero svolgere quotidianamente attività fisica ma purtroppo i nuovi dati indicano una tendenza dei giovani adolescenti ad una scarsa attività fisica portando ad un aumento del rischio di sviluppare malattie croniche e metaboliche come diabete e obesità.

L’attività fisica nelle giovani adolescenti

In particolare l’attività fisica può andare ad influenzare, nelle giovani adolescenti, il ciclo mestruale. Il ciclo mestruale che ha una durata media di 28 giorni può essere suddiviso in 3 fasi, una fase pre-mestruale, ovvero i giorni che precedono le mestruazioni, una fase mestruale, dove si ha la comparsa delle mestruazioni e una fase post-mestruale.

Allenamento e ciclo mestruale sono due elementi che si intersecano nella vita delle donne che praticano sport, che sia a livello agonistico o meno. Le donne tendono ad evitare l’attività fisica durante il periodo di mestruazioni ma ciclo femminile e allenamento possono essere svolti in contemporanea. Molte donne che soffrono particolarmente durante la prima fase del ciclo preferiscono non allenarsi, ma al contrario praticare sport può avere effetti positivi poiché si ha la produzione di endorfine che vanno ad alleviare il dolore.

Attività fisica e ciclo mestruale

Durante la prima fase del ciclo e quindi quella mestruale, è preferibile svolgere un’attività sportiva leggera, mentre nella seconda fase del ciclo, quella follicolare, i livelli di FSH più elevati portano ad un aumento di forza e concentrazione e quindi è possibile un’attività più intensa, cosi come anche nell’ultima fase del ciclo, quella ovulatoria dove si hanno picchi sia di FSH che di LH. Un’attività fisica molto intensa può portare a disturbi del ciclo mestruale come: menorragia quindi un flusso mestruale molto intenso, polimenorrea con un anticipo delle mestruazione, oligomenorrea che comporta un ritardo delle mestruazioni spesso associato anche a disturbi alimentari e infine amenorrea dove non si hanno mestruazioni per almeno tre mesi.

Perché lo sport influenza il ciclo mestruale?

L’eccessiva attività fisica può influenzare il ciclo mestruale perché lo sforzo fisico ha un’azione su ipotalamo e ipofisi, le due ghiandole che regolano la funzione ovarica con la secrezione di fattori di rilascio delle gonadotropine e gonadotropine quali FSH e LH. Di conseguenza lo sforzo fisico va ad influenzare la secrezione degli ormoni sessuali coinvolti nel ciclo mestruale e ovarico con una diminuzione di estrogeni e quindi disturbi del ciclo mestruale. Studi recenti su donne che svolgono sport a livello agonistico, hanno evidenziato che il 30-40% di loro va incontro ad amenorrea durante il periodo di allenamento ed uno dei motivi principali è la scarsa percentuale di grasso corporeo e proprio per questo l’organismo blocca le mestruazioni, come protezione. La correlazione tra ciclo irregolare e attività fisica è molto frequente soprattutto in adolescenza essendo il sistema ormonale non ancora del tutto formato. Tra le attività fisiche maggiormente praticate in adolescenza c’è soprattutto la danza classica. Le adolescenti che praticano questo sport a livello agonistico sono sottoposte a duri e intensi allenamenti ma anche il basso livello di peso corporeo e le poche calorie che presenti nella dieta influiscono sulla produzione di ormoni sessuali e quindi sul ciclo mestruale.

Insulino-resistenza e ovaio policistico

insulino resistenza e ovaio policistico
  1. Cos’è l’insulino-resistenza?
  2. Insulino-resistenza e PCOS
  3. Come si può risolvere?
  4. Ci sono specifici farmaci?

Cos’è l’insulino-resistenza?

L’insulino-resistenza è la diminuzione della capacità delle cellule del corpo, in particolare le cellule del tessuto muscolare e adiposo, di rispondere all’insulina e quindi anche di utilizzarla.  L’insulina è l’ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas, piccole quantità vengono rilasciate dopo ogni pasto per favorire l’ingresso del glucosio e poterlo utilizzare come fonte energetica. La presenza di insulino-resistenza porta ad un minor ingresso di glucosio nelle cellule, ad un’aumento dei livelli di insulina e quindi insulinemia e soprattutto ad iperstimolazione dei tessuti sensibili all’azione di quest’ormone.  

Insulino-resistenza e PCOS

Gli organi più colpiti da questa sindrome sono: il muscolo scheletrico, il fegato, il tessuto adiposo, l’ovaio e l’utero, infatti l’insulino-resistenza è tra le cause metaboliche della sindrome dell’ovaio policistico.

Nella genesi della Sindrome dell’Ovaio Policistico, l’insulino-resistenza porta a produrre una maggiore quantità di androgeni da parte delle cellule della teca dell’ovaio, portando ad una disregolazione della dell’attività dell’LH (ormone dell’ovulazione), e parallelamente l’endometrio subisce un’anomala crescita. La cura dell’insulino-resistenza porta nella maggior parte dei casi alla risoluzione dell’ovaio policistico con conseguente miglioramento della sintomatologia e aumento della fertilità. La comparsa di macchie scure, la cosiddetta acantosi nigricans, è un segno comune dell’insulino-resistenza e sindrome dell’ovaio policistico.

Come si può risolvere?

Una dei modi per risolvere l’insulino-resistenza è seguire una dieta con un basso indice glicemico. L’indice glicemico di un alimento è la velocità con cui aumenta la concentrazione di glucosio nel sangue in seguito all’assunzione di quell’alimento. Dopo l’assunzione di carboidrati ad alto indice glicemico, la glicemia subisce un brusco innalzamento, viene secreta moltissima insulina con conseguente iperstimolazione dei tessuti.  Gli alimenti a basso indice glicemico sono frutta e verdura , latticini, cereali come avena e orzo, pasta cotta al dente, mentre quelli ad alto indice glicemico sono tutti quelli facilmente assimilabili: zucchero, cereali raffinati, riso, patatine, wafer, biscotti, dolci e torte, bevande zuccherate, gasate, alimenti che contengono zucchero, destrosio, sciroppo di glucosio negli ingredienti.

Ci sono specifici farmaci?

Oltre al cambiamento dello stile di vita con una dieta ipocalorica, perdita di peso e attività fisica per migliorare i sintomi, la terapia include l’uso di farmaci insulino-sensibilizzanti come la metformina. Questi farmaci rendono l’organismo più sensibile all’insulina e aiutano le cellule ad utilizzare meglio il glucosio nel sangue e possono regolare il ciclo mestruale. Questi farmaci se usati in maniera efficace possono regolare il ciclo mestruale e l’ovulazione, ridurre la condizione di infertilità, minimizzare i segni di irsutismo e ridurre l’acne. Un migliore uso dell’insulina nel corpo inoltre riduce il rischio di malattie cardiovascolari e diabete, che è presente in maniera più elevata nelle donne con PCOS.

Sindrome dell’ovaio policistico: sintomi, cause, cure

sindrome ovaio policistico
  1. Cos’è la Sindrome dell’Ovaio Policistico o PCOS?
  2. Quali sono i sintomi?
  3. Ci sono complicazioni?
  4. Diagnosi e trattamento
  5. È importante avere un corretto stile di vita?

Cos’è la Sindrome dell’Ovaio Policistico o PCOS?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) ha effetti sulla salute della donna da un punto di vista metabolico e riproduttivo. È caratterizzata dall’ingrossamento delle ovaie per la presenza di multiple cisti ovariche e da alterazioni ormonali e metaboliche (iperandrogenismo, resistenza all’insulina con conseguente iperinsulinemia).

La PCOS, presente nel 5-10% delle donne, inizia nel periodo puberale ed è l’alterazione endocrina più comune tra le donne in età fertile.

L’ovaio policistico è espressione di una complessa alterazione funzionale del sistema riproduttivo data dall’aumento degli androgeni, ovvero gli ormoni maschili, causa i segni e i sintomi tipici di questa patologia.

Quali sono i sintomi?

I sintomi tipici comprendono mestruazioni irregolari o amenorrea, lieve irsutismo con crescita dei peli corporei in zone atipiche come mento, labbro superiore, schiena quindi con segni di virilizzazione.
Altri sintomi possono comprendere un aumento di peso accompagnato da affaticamento, scarsa energia, problemi legati al sonno, sbalzi d’umore, in alcune donne può essere compromessa anche la fertilità e le donne incinte che soffrono di sindrome dell’ovaio policistico  presentano un rischio maggiore di complicazioni durante la gestazione come diabete gestazionale, parto pre-terimine e pre-eclampsia.

Ci sono complicazioni?

La sindrome dell’ovaio policistico può avere gravi complicazioni. La presenza di alti livelli di estrogeni amplificano il rischio di iperplasia endometriale e anche di carcinoma dell’endometrio. La presenza invece di alti livelli di androgeni aumenta il rischio di sindrome metabolica e irsutismo. Nel lungo termine l’eccesso di questi ormoni può comportare un rischio maggiore per i disturbi cardiovascolari come ipertensione e iperlipidemia. La sindrome dell’ovaio policistico è strettamente correlata all’obesità che causa insulino-resistenza che contribuisce ad aumento della produzione di androgeni da parte dell’ovaio.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi di ovaio policistico è definita dal ginecologo tramite esami specifici come esami di dosaggio sierico ormonale, ecografia pelvica, glicemia, insulinemia. Il dosaggio dei livelli ormonali comprende quello del testosterone totale, dell’ormone follicolo stimolante FSH, prolattina e TSH. Quando i livelli di testosterone sono lievemente aumentati e livelli di FSH invece lievemente diminuiti suggeriscono la presenza della sindrome di ovaio policistico.La diagnosi richiede la presenza di disfunzione ovulatoria, evidenza clinica e/o biochimica di iperandrogenismo e la presenza di piu di 10 follicoli/cisti per ovaio dall’ecografia pelvica. Il trattamento per la sindrome dell’ovaio policistico comprende la somministrazione di progesterone o contraccettivi orali per andare a correggere le anomalie ormonali, alleviare i sintomi e migliorare la fertilità in particolare per le donne che desiderano una gravidanza. I contraccettivi ormonali sono la terapia di prima linea e riducono gli androgeni circolanti e rendono i cicli mestruali più regolari.

È importante avere un corretto stile di vita?

La PCOS non è sinonimo di sterilità e si ricorre all’induzione dell’ovulazione tramite l’uso dei contraccettivi. L’esercizio fisico e la perdita di peso è molto importante perché riducono l’insulino-resistenza riducono i livelli di insulina e di estrogeni e quindi si può avere il ripristino dell’ovulazione o comunque favorire l’effetto dei contraccettivi utilizzati per indurre l’ovulazione.  

Quindi risulta di estrema importanza seguire stili di vita sani e corretti poiché aiutano a prevenire tale patologia.

Come influisce il dimagrimento sul ciclo ormonale

dimagrimento e ormoni
  1. Quanto è importante una corretta alimentazione?
  2. Cosa può portare un’alterazione del ciclo mestruale?
  3. Quali sono le conseguenze del dimagrimento?
  4. Qual è la giusta terapia?

Quanto è importante una corretta alimentazione?

Nella nostra alimentazione si distinguono macronutrienti quali glicidi, proteine e lipidi, e micronutrienti, cioè le vitamine. L’alimentazione quotidiana deve essere equilibrata e comprende l’assunzione di circa il 50% di glicidi, il 30% di proteine e il 20% di lipidi. Ogni tipo di alimentazione influenza il nostro stato di salute ed il nostro equilibrio ormonale, infatti la perdita del 10-15% del peso corporeo in particolare può portare ad alterazioni del ciclo mestruale.

Cosa può portare un’alterazione del ciclo mestruale?

In particolare con il dimagrimento si ha una diminuzione dei livelli di insulina e una riduzione del tessuto adiposo, il grasso corporeo, che comporta una riduzione dei livelli di leptina, ormone prodotto dal tessuto adiposo stesso. La carenza nutrizionale e quindi poi la riduzione della leptina porta alla soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio. Ciò porta ad un’assenza di mestruazione ovvero amenorrea, si tratta di amenorrea ipotalamica con bassi livelli di gonadotropine, FSH e LSH, e do estrogeni. Inoltre la variazione di peso incide non solo sulla produzione degli ormoni sessuali ma anche sulla loro ciclicità di rilascio.

Quali sono le conseguenze del dimagrimento?

La malnutrizione comporta ad un rallentamento del metabolismo basale e si osserva una riduzione dell’ormone T3 libero, che il pool attivo degli ormoni tiroidei, infatti tra gli esami da valutare ci sono quelli della funzionalità tiroidea e anche della prolattina, altro ormone da stress. Riacquistando il peso ideale, con una dieta ben bilanciata si avrà progressivamente una ripresa della ciclicità mestruale. La carenza di estrogeni correlata ad un dimagrimento eccessivo e prolungato può causare danni seri, alla fertilità, al sistema nervoso e al cervello che possono anche essere irreversibili una volta riacquistato il normopeso. Le conseguenze a lungo termine riguardano soprattutto la perdita di massa ossea poiché si ha un impoverimento della componente trabecolare dell’osso, che nel tempo può comportare una vera e propria osteoporosi.

Qual è la giusta terapia?

La terapia di queste situazioni consiste nella riabilitazione nutrizionale e anche psicologica per affrontare e rimuovere le cause dello stress che hanno determinato il dimagrimento e le conseguenze correlate a esso.

Obesità e fertilità

obesità e fertilità
  1. Cos’è l’obesità?
  2. L’obesità influenza il ciclo mestruale e la fertilità?
  3. Obesità e sindrome dell’ovaio policistico

Cos’è l’obesità?

L’obesità è una sindrome caratterizzata da eccessivo abnorme aumento del peso corporeo, per eccessiva formazione di grasso nei tessuti. Si riconoscono due tipi di obesità:

  • Obesità androide, con accumulo di grasso a distribuzione di tipo mascolino, cioè prevalentemente nel tessuto della nuca, delle spalle e della parte superiore dell’addome.
  • Obesità ginoide, quella caratterizzata da accumulo di grasso nella parte inferiore del corpo (cosce, glutei, regione addominale) e da scarso sviluppo della muscolatura che è frequente nelle donne.

L’obesità influenza il ciclo mestruale?

I meccanismi fisiologici correlati al sesso, in particolare gli effetti mediati dagli ormoni giocano un ruolo significativo nell’obesità femminile. La prevalenza e l’incidenza di sovrappeso e soprattutto di obesità sono aumentate in maniera preoccupante nella popolazione femminile in età fertile. Studi recenti hanno evidenziato che le donne con un eccesso di peso presentano disordini del ciclo mestruale. Questo pare confermare che l’eccesso di peso abbia un ruolo veramente importante nei meccanismi coinvolti nell’infertilità. Infatti le donne obese possono incorrere nelle complicanze dell’obesità stessa come il diabete, ipertensione arteriosa, ictus e arteriosclerosi ma presentano anche problematiche legate al funzionamento dell’apparato riproduttivo. Le donne obese presentano una frequenza di amenorrea, l’assenza del ciclo mestruale, molto elevata rispetto alle donne che sono in normopeso. L’analisi del profilo ormonale delle donne obese ha evidenziato che obesità e soprappeso sono associati ad infertilità poiché la donna si trova in uno stato di ipogonadismo ipogonadotropo ovvero si ha un’alterazione dell’asse ipolatamo-ipofisi-ovaio che va a regolare il ciclo mestruale tramite la sintesi di gonadotropine come FSH e LH.

L’obesità inoltre va a modificare anche i livelli di insulina prodotta dal pancreas, causando un’iperproduzione di androgeni che, correlato ad un aumento della produzione di estrogeni, si ripercuote sul ciclo mestruale causando disturbi, riduzione dei fenomeni di ovulazione e quindi bassi tassi di fertilità. Anche i depositi di grasso nelle ovaie possono infine interferire con lo sviluppo follicolare e embrionale in caso di gravidanza.

Obesità e sindrome dell’ovaio policistico

Tra le problematiche più diffuse tra le giovani donne obese c’è la sindrome dell’ovaio policistico (polycystic ovary syndrome, PCOS), che è  caratterizzata da iperandrogenismo, assenza di ovulazione, irsutismo, acne e alterata morfologia dell’ovaio. L’obesità va ad amplificare l’iperandrogenismo della PCOS e quindi il tasso di infertilità e i cicli anovulatori.

Tra le donne obese trattate per infertilità il tasso di gravidanza è minore rispetto a quelle normopeso ed inoltre anche dopo il trattamento di fertilizzazione il rischio di aborti per le donne obese è molto elevato.

L’obesità è un fattore di rischio importante legato a una serie di patologie ginecologiche; è importante quindi stabilire delle strategie di prevenzione in particolare nelle giovani adolescenti che permettono la normalizzazione del peso corporeo per chi è in soprappeso o in obesità poiché questo può aumentare le probabilità di ripristino del ciclo mestruale e quindi dell’ovulazione.

Alimentazione dall’infanzia all’adolescenza

alimentazione e ciclo mestruale
  1. L’alimentazione nelle varie fasi della vita
  2. L’alimentazione tra uomo e donna
  3. L’alimentazione durante la pubertà femminile

L’alimentazione nelle varie fasi della vita

L’alimentazione cambia durante le varie fasi della vita. Si inizia, durante l’infanzia con lo svezzamento al sesto mese di età dove vengono introdotti gradualmente alimenti solidi e alternati all’assunzione di latte materno. Dal primo anno il bambino è in grado di masticare e quindi può mangiare in modo simile ad un adulto ovvero con 4-5 pasti al giorno e con pranzo e cena come pasti principali, alternando le fonti proteiche come pesce, carne e legumi, non dimenticando l’assunzione di fibre, Sali minerali. Durante la crescita, l’alimentazione è fondamentale per apportare il materiale energetico costruttivo necessario per il sostegno dell’organismo e del suo accrescimento.

L’alimentazione tra uomo e donna

Tra uomo e donna c’è una differenza per quanto riguarda il fabbisogno energetico che risulta essere più alto nell’uomo che nella donna. Infatti si parla di circa 2.500 calorie per un ragazzo e di circa 2.000 per una ragazza.

L’alimentazione durante la pubertà femminile

Invece non ci sono differenze a livello alimentare tra i due sessi anche se durante la pubertà femminile e quindi con la comparsa del primo menarca l’alimentazione è molto importante. Altra differenza è la quantità di ferro consigliata che nelle donne che dovrebbe essere superiore a quella consigliata agli uomini a causa del ciclo mestruale e delle perdite ematiche che esso comporta. C’è una forte correlazione tra la comparsa del primo menarca e l’alimentazione, negli ultimi anni infatti il ciclo mestruale si è anticipato molto, dai diciassette anni si è passati a circa dodici tredici anni e secondo alcuni studi ciò è dovuto al tipo di alimentazione che è diventata meno sana influenzando le dinamiche ormonali. Una corretta alimentazione influenza la pubertà poiché affinché si possa verificare uno stimolo ormonale importante, è necessario che ci sia la leptina, un ormone contenuto a livello degli strati adiposi. Quindi un’alimentazione ricca di grassi porta ad un anticipo del ciclo mestruale. Per questo l’alimentazione durante il periodo puberale è più importante nelle ragazze che nei ragazzi.

Igiene intima: qual è il detergente intimo giusto?

igiene intima
  1. Quanto è importante l’igiene intima?
  2. Qual è il detergente intimo giusto?
  3. Uso delle lavande vaginali
  4. Igiene intima e mestruazioni

Quanto è importante l’igiene intima?

L’igiene intima è una pratica molto importante per la salute e il benessere di ogni donna. I genitali femminili sono una zona molto sensibile e c’è bisogno di un lavaggio specifico per evitare la proliferazione di germi e quindi risulta essere indispensabile per prevenire disturbi dell’apparato genitali come cistiti e/o semplici irritazioni. Durante il ciclo mestruale l’igiene intima è fondamentale poiché si possono creare irritazioni per il contatto nella zona genitale con l’assorbente.

Una corretta igiene intima serve a detergere la parte esterna della vagina utilizzando un detergente specifico. La parte interna dell’apparato si mantiene perfettamente pulita da sola. Durante il lavaggio è importante detergere la zona della vulva e poi l’ano evitando di trascinare nella zona vulvare i batteri dell’intestino che provengono dall’ano e che possono provocare infezioni.

Inoltre è importante che la zona genitale non resti troppo umida e quindi anche la fase dell’asciugatura richiede attenzione. Per evitare la proliferazione di microbi a livello vaginale, è opportuno lavarsi una volta al giorno e soprattutto dopo ogni rapporto sessuale. Non bisogna esagerare con l’igiene intima, se si eccede si può avere un’irritazione della pelle trattandosi di una zona davvero delicata dove l’eccesso di pulizia potrebbe essere controproducente.

Qual è il detergente intimo giusto?

La vagina ospita un insieme di batteri che vanno a costituire la flora batterica vaginale, il cui equilibrio deve essere sempre rispettato. È quindi importante mantenere il giusto pH vaginale utilizzando detergenti intimi delicati e a pH neutro, che vadano a rispettare l’acidità naturale della vagina e non utilizzare prodotti irritanti e troppo aggressivi.

Durante il corso della vita, il pH vaginale cambia. Nel periodo che precede la pubertà e durante la menopausa, il pH ha valori tra i 4.5 e 5, in queste fasi il rischio di infezione è maggiore. Durante l’età fertile, invece, il pH è leggermente acido e il detergente ideale dovrà avere un pH con valori non superiori a 7.

Il detergente deve essere arricchito di principi attivi, idratanti o lenitivi. Potrebbe essere necessario scegliere un detergente con azione anti-microbica in caso di infezioni vaginali su consiglio del ginecologo.

Uso delle lavande vaginali

Rientra nell’igiene intima anche l’utilizzo di lavande vaginali, che sono un sistema per pulire la vagina tramite una cannula collegata ad una borsa che contiene un liquido che detergere le parti interne. Non bisogna eccedere con l’uso delle lavande poiché sconvolge l’equilibrio della flora vaginale ed è indicata per trattamenti specifici su consiglio del ginecologo.

Igiene intima e ciclo mestruale

Durante il periodo del ciclo l’igiene intima è fondamentale! Sono finiti i tempi delle nostre nonne in cui si diceva che “in quei giorni” era meglio non lavarsi…e per fortuna! Una migliore conoscenza del corpo femminile e dei suoi bisogni, oltre a un mutato stile di vita, ci permette oggi di comprendere l’importanza dell’igiene intima della donna quando ha le mestruazioni, prima di tutto per la sua salute e il suo benessere.


Herpes genitale e adolescenza

herpes genitale
  1. Cos’è l’Herpes simplex?
  2. Come si trasmette?
  3. Sintomi e complicazioni
  4. Diagnosi, trattamento e prevenzione

Cos’è l’Herpes simplex?

L’Herpes simplex è un virus a DNA che infetta l’uomo e ci sono due membri: HSV-1 e HSV-2. L’infezione a livello genitale è causata la maggior parte delle volte dal virus HSV-2, ma anche il virus HSV-1 che provoca l’infezione delle labbra può provocare un’infezione genitale. Il virus, entrato nel corpo può causare un primo episodio di malattia, molto forte e che sparisce nel giro di due settimane. Il virus però resta dormiente nel corpo e nella maggior parte dei casi può risvegliarsi periodicamente e dare sintomi simili alla prima infezione. Il risveglio del virus è spesso provocato da stress, febbre, mestruazioni o in concomitanza ad altre infezioni e esposizione alla luce.

Come si trasmette?

La trasmissione dell’infezione avviene sia tramite diffusione per contatto diretto con le mucose quindi con i rapporti sessuali quindi vaginali, anali e orali sia attraverso il contatto tra pelle e pelle quindi baci o carezze. Il maggior rischio di contagio si ha durante le fasi sintomatiche della malattia e tende ad essere maggiore nel primo anno dopo l’infezione iniziale. La contagiosità può variare nel tempo poiché ci possono essere dei periodi in cui il virus è dormiente.  Le donne hanno un rischio di infettarsi triplo rispetto agli uomini. Il virus può essere trasmesso da una madre infetta al neonato durante il parto con conseguenze gravi. In caso di infezione acuta durante il parto, il rischio di trasmissione al neonato è alto (20 – 50%), quindi è meglio procedere al taglio cesareo. In assenza di sintomi il rischio di trasmettere l’herpes al neonato durante il parto è molto basso (0,3-1,4%). Le donne incinte che soffrono di episodi erpetici genitali devono informare il medico poiché necessitano di attenzioni sanitarie particolari.

Sintomi e complicazioni

I sintomi non sono molto differenti tra uomo e donna. C’è un periodo di incubazione che in media è di 4 giorni sia per il virus HSV-1 che per HSV-2. Si ha prurito e bruciore lì dove si ha la comparsa di vesciche tonde nella zona genitale, le vesciche si possono rompere lasciando e formare delle piccole ulcere superficiali abbastanza dolorose. Le ulcere poi si seccano e compaiono delle croste bruno-giallastre destinate a sparire in pochi giorni. La prima volta tendono a gonfiarsi i tessuti genitali con perdite uretrali, vaginali o anali. Si gonfiano anche le ghiandole inguinali, che diventano dolenti. Durante la prima infezione si può avere la comparsa di febbre, mal di testa, dolori articolari e – raramente – da complicanze come impossibilità ad urinare, costipazione, irritazione nervosa ed in casi rarissimi meningite (il cui tasso di mortalità è elevato). Gli episodi successivi sono invece molto più blandi ma sempre mal tollerati a causa dell’irritazione locale. Se l’infezione coinvolge l’ano si possono avere dolori anali, perdite e sanguinamento modesto. In rari casi si possono avere delle complicazioni come meningite o encefalite.In rari casi si possono avere meningite o encefalite. Il ruolo dell’herpes come fattore di predisposizione del cancro del collo dell’utero è controverso. Talora l’infezione erpetica cronica è accompagnata da ansia, depressione e difficoltà emotive come conseguenza degli episodi di malattia e può essere opportuno un supporto psicologico. Tra le complicazioni c’è che chi ha l’herpes genitale rischia circa 7 volte di più di contrarre il virus dell’HIV se ha rapporti non protetti con una persona sieropositiva.

Diagnosi, trattamento e prevenzione

La diagnosi di Herpes genitale si può avere tramite una semplice visita dello specialista, poiché basta l’osservazione da parte del medico della zona malata per giungere alla diagnosi.
Una maggior sicurezza si ha eseguendo l’esame citologico delle cellule prelevate dalle vescicole.
Inoltre è possibile rilevare la presenza del virus attraverso l’esame del sangue per la ricerca degli anticorpi specifici. Il trattamento può essere locale o per sistemica. Localmente si possono applicare delle creme antierpetiche che però non sono utili in vagina o sul collo dell’utero. La terapia sistemica è con un antivirale come l’Aciclovir che permette di ridurre i sintomi ma non previene le recidive. Non esiste una cura che debelli definitivamente questo virus ma localmente possono essere utili bagni con acqua salata, oppure anche mettere del ghiaccio per dare sollievo. Possiamo anche mettere delle sostanze che ‘’asciugano’’ le lesioni, come l’amido di mais o l’alcol. La prevenzione per quest’infezione è analoga a tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili e quindi richiede l’astensione sessuale quando si sa di essere colpiti dal virus e sono presenti le vescicole sui genitali, o l’uso del preservativo che va a ridurre il rischio di contagio di oltre il 50%.

Trichomonas e adolescenza

vaginite tricomoniasi
  1. Cos’è la tricomoniasi?
  2. Come si trasmette?
  3. Sintomi e complicazioni
  4. Diagnosi e trattamento

Cos’è la tricomoniasi?

Il protozoo patogeno Trichomonas vaginalis causa un’infezione dell’apparato genitale, la Tricomoniasi. Il protozoo flagellato si moltiplica nelle mucose genitali ed è trasmesso attraverso contatti sessuali orali, vaginali o anali non protetti. La Tricomoniasi è tra le cause più comuni di vaginiti dopo le vaginosi batteriche come la candida.

Come si trasmette

La Tricomoniasi è trasmessa con contatti diretti tra i genitali nei rapporti sessuali non protetti. Nelle donne in gravidanza l’infezione si può trasmettere al figlio durante il parto. La possibilità di infettarsi è ridotta con una corretta igiene genitale e l’utilizzo del preservativo, maschile o femminile, durante i rapporti sessuali.

Sintomi e complicazioni

La Tricomoniasi è più comune nella donna che nell’uomo e va dall’essere asintomatica alla presenza di un’infiammazione pruriginosa a livello della vagina, accompagnata da perdite vaginali, giallo-verdastre, schiumose e maleodorante associate a dolore vulvare durante i rapporti sessuali e anche durante la minzione. Si può avere anche edema a livello delle labbra vaginali e presentare macchie rosse a livello delle pareti vaginali e superfici cervicali. Si possono avere anche uretriti e cistiti. Nell’uomo invece la Tricomoniasi è meno comune ed è in genere sempre asintomatica. Tuttavia l’infezione colpisce l’uretra e la prostata, con perdite purulente con un moderato dolore a livello del pene, particolarmente durante la minzione. L’infezione tende a guarire spontaneamente ma una terapia adeguata serve per evitare che si estenda alle mucose di utero e cervice uterina per la donna e prostatite e epididimite per l’uomo, portando in entrambi i casi ad un maggior rischio di infertilità. L’infiammazione vaginale e uretrale può facilitare il rischio di infezione da HIV ed altre malattie sessualmente trasmissibili. La comparsa dei sintomi o delle lesioni della Tricomoniasi è variabile da 5 a 20 giorni. 

Diagnosi e trattamento

La diagnosi nelle donne può avvenire tramite:

  1. Esame delle secrezioni vaginali che è il metodo piu semplice per discriminare tra vaginosi batterica e da Trichomonas allo stesso tempo. La secrezione viene posta su un vetrino con soluzione fisiologica ed esaminato al microscopio per rilevare i Trichomonas che sono a forma di pera con flagelli e mobili. La tricomoniasi è anche diagnosticata frequentemente osservando il microrganismo, quando viene eseguito un Pap-test.
  2. Test di flusso immunocromografico su dipstick o Test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT) che risultano essere più sensibili di un esame o una coltura al mucroscopio ed inoltre il test NAAT rileva simultaneamente altre malattie sessualmente trasmissibili come la clamidia e la gonorrea.

La diagnosi negli uomini avviene tramite  coltura di urina o tampone uretrale. Il trattamento della Tricomoniasi necessita dell’assunzione per via orale di farmaci del gruppo dei nitroimidazoli come il metronidazolo o tinidazolo. Tale terapia deve essere seguita anche dal proprio partner.

Cos’è la clamidia

clamidia cura
  1. Cos’è la clamidia?
  2. Quali sono i sintomi della clamidia?
  3. Come si trasmette la clamidia?
  4. Diagnosi, trattamento e prevenzione

Cos’è la clamidia?

La clamidia è una delle infezioni sessualmente trasmissibili più comuni ed è causata dal batterio Chlamydia trachomatis. La maggior parte dei casi di Clamidia si hanno tra le donne ed in particolare le adolescenti sessualmente attive poiché l‘epitelio colonnare della cervice è più suscettibile agli agenti patogeni, i livelli inferiori di estrogeni comportano una barriera mucosa cervicale più debole e il tessuto genitale è più sottile e più vulnerabile ai traumi. Quasi il 50% delle donne con questa infezione non trattata sviluppano poi la malattia infiammatoria. Le conseguenze a carico dell’apparato riproduttivo, specie femminile, possono essere molto gravi e condurre alla sterilità. I tassi globali per i maschi sono molto più bassi rispetto alle femmine.

Quali sono i sintomi della clamidia?

È importante ricordare che la maggior parte dei pazienti sia maschi che femmine infetti da clamidia sono asintomatici. I sintomi compaiono dopo 1-3 settimana, nelle donne vanno ad infettare la cervice e l’uretra e i sintomi possono includere perdite vaginali anche con sanguinamento, disuria, sensazione di irritazione e dolore addominale e pelvico. Negli uomini l’infezione può interessare l’epididimo, causando dolore, febbre, secrezioni o sensazione di irritazione, prurito e disuria. Nel sesso maschile il danno permanente è meno probabile. Se trasmessa attraverso un rapporto anale, la clamidia può infettare il retto e provocare dolori, perdite e sanguinamenti. Se trasmessa attraverso un rapporto orale, può infettare la gola.

Come si trasmette la clamidia?

La clamidia si trasmette generalmente attraverso i rapporti sessuali di ogni tipo quindi vaginali, anali e orali. Una donna incinta e infetta durante il parto può passare al neonato l’infezione. Nel bambino si manifesta come un’infiammazione agli occhi e all’apparato respiratorio.

Diagnosi, trattamento e prevenzione

La diagnosi di clamidia avviene attraverso esami di laboratorio che possono essere effettuati o su prelievo di tessuti infetti come il tipico tampone vaginale o campione di urine. Sono stati sviluppati anche test clinici lì dove c’è la necessità di diagnosi rapida per iniziare rapidamente un trattamento. In caso di positività e’ necessario che anche tutti i partner sessuali vengano testati per la presenza del batterio.

Se non trattata, l’infezione può causare conseguenze, nelle donne la manifestazione più tipica dell’infezione è l’infiammazione pelvica che va a coinvolgere le tube, l’utero e tessuti circostanti e il processo di riparazione cicatriziale post infettivo può comportare un danno permanente con occlusione tubarica, dolore cronico, infertilità e possibilità di gravidanze extrauterine.

Le donne affette da clamidia hanno un’elevata probabilità di rischio di contrarre il virus dell’hiv. La Clamidia essendo un infezione batterica è trattabile con antibiotici. Il trattamento prevede l’uso orale di azitromicina o di tetracicline, in alternativa può essere somministrato eritromicina o chinolone oralmente. In gravidanza il trattamento prevede l’uso orale di sono indicate amoxicillina o eritromicina, oppure clindamicina. I pazienti devono astenersi dal rapporto sessuale anche dopo il completamento del trattamento. Le persone che hanno già avuto la clamidia e poi sono guarite, possono essere infettate di nuovo, quindi è consigliabile che tutti gli adolescenti che risultano positivi alla clamidia vengano sottoposti nuovamente a screening per i successivi 3-6 mesi.