Lo sport influenza il ciclo mestruale?

sport e ciclo mestruale
  1. È importante praticare attività fisica già dall’infanzia?
  2. L’attività fisica nelle giovani adolescenti
  3. Attività fisica e ciclo mestruale
  4. Perché lo sport influenza il ciclo mestruale?

È importante praticare attività fisica già dall’infanzia?

Quando l’abitudine di praticare attività fisica viene acquisita già nell’infanzia tende a diventare parte integrante dello stile di vita di una persona. Tra i fattori caratterizzanti gli stili di vita, l’attività fisica, ha un ruolo molto importante per la salute. Infatti diversi studi scientifici dimostrano che svolgere attività fisica con regolarità promuove la crescita e lo sviluppo non solo nell’infanzia ma anche in adolescenza. Per mantenere un buono stato di salute e un normo-peso in particolare gli adolescenti dovrebbero svolgere quotidianamente attività fisica ma purtroppo i nuovi dati indicano una tendenza dei giovani adolescenti ad una scarsa attività fisica portando ad un aumento del rischio di sviluppare malattie croniche e metaboliche come diabete e obesità.

L’attività fisica nelle giovani adolescenti

In particolare l’attività fisica può andare ad influenzare, nelle giovani adolescenti, il ciclo mestruale. Il ciclo mestruale che ha una durata media di 28 giorni può essere suddiviso in 3 fasi, una fase pre-mestruale, ovvero i giorni che precedono le mestruazioni, una fase mestruale, dove si ha la comparsa delle mestruazioni e una fase post-mestruale.

Allenamento e ciclo mestruale sono due elementi che si intersecano nella vita delle donne che praticano sport, che sia a livello agonistico o meno. Le donne tendono ad evitare l’attività fisica durante il periodo di mestruazioni ma ciclo femminile e allenamento possono essere svolti in contemporanea. Molte donne che soffrono particolarmente durante la prima fase del ciclo preferiscono non allenarsi, ma al contrario praticare sport può avere effetti positivi poiché si ha la produzione di endorfine che vanno ad alleviare il dolore.

Attività fisica e ciclo mestruale

Durante la prima fase del ciclo e quindi quella mestruale, è preferibile svolgere un’attività sportiva leggera, mentre nella seconda fase del ciclo, quella follicolare, i livelli di FSH più elevati portano ad un aumento di forza e concentrazione e quindi è possibile un’attività più intensa, cosi come anche nell’ultima fase del ciclo, quella ovulatoria dove si hanno picchi sia di FSH che di LH. Un’attività fisica molto intensa può portare a disturbi del ciclo mestruale come: menorragia quindi un flusso mestruale molto intenso, polimenorrea con un anticipo delle mestruazione, oligomenorrea che comporta un ritardo delle mestruazioni spesso associato anche a disturbi alimentari e infine amenorrea dove non si hanno mestruazioni per almeno tre mesi.

Perché lo sport influenza il ciclo mestruale?

L’eccessiva attività fisica può influenzare il ciclo mestruale perché lo sforzo fisico ha un’azione su ipotalamo e ipofisi, le due ghiandole che regolano la funzione ovarica con la secrezione di fattori di rilascio delle gonadotropine e gonadotropine quali FSH e LH. Di conseguenza lo sforzo fisico va ad influenzare la secrezione degli ormoni sessuali coinvolti nel ciclo mestruale e ovarico con una diminuzione di estrogeni e quindi disturbi del ciclo mestruale. Studi recenti su donne che svolgono sport a livello agonistico, hanno evidenziato che il 30-40% di loro va incontro ad amenorrea durante il periodo di allenamento ed uno dei motivi principali è la scarsa percentuale di grasso corporeo e proprio per questo l’organismo blocca le mestruazioni, come protezione. La correlazione tra ciclo irregolare e attività fisica è molto frequente soprattutto in adolescenza essendo il sistema ormonale non ancora del tutto formato. Tra le attività fisiche maggiormente praticate in adolescenza c’è soprattutto la danza classica. Le adolescenti che praticano questo sport a livello agonistico sono sottoposte a duri e intensi allenamenti ma anche il basso livello di peso corporeo e le poche calorie che presenti nella dieta influiscono sulla produzione di ormoni sessuali e quindi sul ciclo mestruale.

Insulino-resistenza e ovaio policistico

insulino resistenza e ovaio policistico
  1. Cos’è l’insulino-resistenza?
  2. Insulino-resistenza e PCOS
  3. Come si può risolvere?
  4. Ci sono specifici farmaci?

Cos’è l’insulino-resistenza?

L’insulino-resistenza è la diminuzione della capacità delle cellule del corpo, in particolare le cellule del tessuto muscolare e adiposo, di rispondere all’insulina e quindi anche di utilizzarla.  L’insulina è l’ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas, piccole quantità vengono rilasciate dopo ogni pasto per favorire l’ingresso del glucosio e poterlo utilizzare come fonte energetica. La presenza di insulino-resistenza porta ad un minor ingresso di glucosio nelle cellule, ad un’aumento dei livelli di insulina e quindi insulinemia e soprattutto ad iperstimolazione dei tessuti sensibili all’azione di quest’ormone.  

Insulino-resistenza e PCOS

Gli organi più colpiti da questa sindrome sono: il muscolo scheletrico, il fegato, il tessuto adiposo, l’ovaio e l’utero, infatti l’insulino-resistenza è tra le cause metaboliche della sindrome dell’ovaio policistico.

Nella genesi della Sindrome dell’Ovaio Policistico, l’insulino-resistenza porta a produrre una maggiore quantità di androgeni da parte delle cellule della teca dell’ovaio, portando ad una disregolazione della dell’attività dell’LH (ormone dell’ovulazione), e parallelamente l’endometrio subisce un’anomala crescita. La cura dell’insulino-resistenza porta nella maggior parte dei casi alla risoluzione dell’ovaio policistico con conseguente miglioramento della sintomatologia e aumento della fertilità. La comparsa di macchie scure, la cosiddetta acantosi nigricans, è un segno comune dell’insulino-resistenza e sindrome dell’ovaio policistico.

Come si può risolvere?

Una dei modi per risolvere l’insulino-resistenza è seguire una dieta con un basso indice glicemico. L’indice glicemico di un alimento è la velocità con cui aumenta la concentrazione di glucosio nel sangue in seguito all’assunzione di quell’alimento. Dopo l’assunzione di carboidrati ad alto indice glicemico, la glicemia subisce un brusco innalzamento, viene secreta moltissima insulina con conseguente iperstimolazione dei tessuti.  Gli alimenti a basso indice glicemico sono frutta e verdura , latticini, cereali come avena e orzo, pasta cotta al dente, mentre quelli ad alto indice glicemico sono tutti quelli facilmente assimilabili: zucchero, cereali raffinati, riso, patatine, wafer, biscotti, dolci e torte, bevande zuccherate, gasate, alimenti che contengono zucchero, destrosio, sciroppo di glucosio negli ingredienti.

Ci sono specifici farmaci?

Oltre al cambiamento dello stile di vita con una dieta ipocalorica, perdita di peso e attività fisica per migliorare i sintomi, la terapia include l’uso di farmaci insulino-sensibilizzanti come la metformina. Questi farmaci rendono l’organismo più sensibile all’insulina e aiutano le cellule ad utilizzare meglio il glucosio nel sangue e possono regolare il ciclo mestruale. Questi farmaci se usati in maniera efficace possono regolare il ciclo mestruale e l’ovulazione, ridurre la condizione di infertilità, minimizzare i segni di irsutismo e ridurre l’acne. Un migliore uso dell’insulina nel corpo inoltre riduce il rischio di malattie cardiovascolari e diabete, che è presente in maniera più elevata nelle donne con PCOS.

Sindrome dell’ovaio policistico: sintomi, cause, cure

sindrome ovaio policistico
  1. Cos’è la Sindrome dell’Ovaio Policistico o PCOS?
  2. Quali sono i sintomi?
  3. Ci sono complicazioni?
  4. Diagnosi e trattamento
  5. È importante avere un corretto stile di vita?

Cos’è la Sindrome dell’Ovaio Policistico o PCOS?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) ha effetti sulla salute della donna da un punto di vista metabolico e riproduttivo. È caratterizzata dall’ingrossamento delle ovaie per la presenza di multiple cisti ovariche e da alterazioni ormonali e metaboliche (iperandrogenismo, resistenza all’insulina con conseguente iperinsulinemia).

La PCOS, presente nel 5-10% delle donne, inizia nel periodo puberale ed è l’alterazione endocrina più comune tra le donne in età fertile.

L’ovaio policistico è espressione di una complessa alterazione funzionale del sistema riproduttivo data dall’aumento degli androgeni, ovvero gli ormoni maschili, causa i segni e i sintomi tipici di questa patologia.

Quali sono i sintomi?

I sintomi tipici comprendono mestruazioni irregolari o amenorrea, lieve irsutismo con crescita dei peli corporei in zone atipiche come mento, labbro superiore, schiena quindi con segni di virilizzazione.
Altri sintomi possono comprendere un aumento di peso accompagnato da affaticamento, scarsa energia, problemi legati al sonno, sbalzi d’umore, in alcune donne può essere compromessa anche la fertilità e le donne incinte che soffrono di sindrome dell’ovaio policistico  presentano un rischio maggiore di complicazioni durante la gestazione come diabete gestazionale, parto pre-terimine e pre-eclampsia.

Ci sono complicazioni?

La sindrome dell’ovaio policistico può avere gravi complicazioni. La presenza di alti livelli di estrogeni amplificano il rischio di iperplasia endometriale e anche di carcinoma dell’endometrio. La presenza invece di alti livelli di androgeni aumenta il rischio di sindrome metabolica e irsutismo. Nel lungo termine l’eccesso di questi ormoni può comportare un rischio maggiore per i disturbi cardiovascolari come ipertensione e iperlipidemia. La sindrome dell’ovaio policistico è strettamente correlata all’obesità che causa insulino-resistenza che contribuisce ad aumento della produzione di androgeni da parte dell’ovaio.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi di ovaio policistico è definita dal ginecologo tramite esami specifici come esami di dosaggio sierico ormonale, ecografia pelvica, glicemia, insulinemia. Il dosaggio dei livelli ormonali comprende quello del testosterone totale, dell’ormone follicolo stimolante FSH, prolattina e TSH. Quando i livelli di testosterone sono lievemente aumentati e livelli di FSH invece lievemente diminuiti suggeriscono la presenza della sindrome di ovaio policistico.La diagnosi richiede la presenza di disfunzione ovulatoria, evidenza clinica e/o biochimica di iperandrogenismo e la presenza di piu di 10 follicoli/cisti per ovaio dall’ecografia pelvica. Il trattamento per la sindrome dell’ovaio policistico comprende la somministrazione di progesterone o contraccettivi orali per andare a correggere le anomalie ormonali, alleviare i sintomi e migliorare la fertilità in particolare per le donne che desiderano una gravidanza. I contraccettivi ormonali sono la terapia di prima linea e riducono gli androgeni circolanti e rendono i cicli mestruali più regolari.

È importante avere un corretto stile di vita?

La PCOS non è sinonimo di sterilità e si ricorre all’induzione dell’ovulazione tramite l’uso dei contraccettivi. L’esercizio fisico e la perdita di peso è molto importante perché riducono l’insulino-resistenza riducono i livelli di insulina e di estrogeni e quindi si può avere il ripristino dell’ovulazione o comunque favorire l’effetto dei contraccettivi utilizzati per indurre l’ovulazione.  

Quindi risulta di estrema importanza seguire stili di vita sani e corretti poiché aiutano a prevenire tale patologia.

Come influisce il dimagrimento sul ciclo ormonale

dimagrimento e ormoni
  1. Quanto è importante una corretta alimentazione?
  2. Cosa può portare un’alterazione del ciclo mestruale?
  3. Quali sono le conseguenze del dimagrimento?
  4. Qual è la giusta terapia?

Quanto è importante una corretta alimentazione?

Nella nostra alimentazione si distinguono macronutrienti quali glicidi, proteine e lipidi, e micronutrienti, cioè le vitamine. L’alimentazione quotidiana deve essere equilibrata e comprende l’assunzione di circa il 50% di glicidi, il 30% di proteine e il 20% di lipidi. Ogni tipo di alimentazione influenza il nostro stato di salute ed il nostro equilibrio ormonale, infatti la perdita del 10-15% del peso corporeo in particolare può portare ad alterazioni del ciclo mestruale.

Cosa può portare un’alterazione del ciclo mestruale?

In particolare con il dimagrimento si ha una diminuzione dei livelli di insulina e una riduzione del tessuto adiposo, il grasso corporeo, che comporta una riduzione dei livelli di leptina, ormone prodotto dal tessuto adiposo stesso. La carenza nutrizionale e quindi poi la riduzione della leptina porta alla soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio. Ciò porta ad un’assenza di mestruazione ovvero amenorrea, si tratta di amenorrea ipotalamica con bassi livelli di gonadotropine, FSH e LSH, e do estrogeni. Inoltre la variazione di peso incide non solo sulla produzione degli ormoni sessuali ma anche sulla loro ciclicità di rilascio.

Quali sono le conseguenze del dimagrimento?

La malnutrizione comporta ad un rallentamento del metabolismo basale e si osserva una riduzione dell’ormone T3 libero, che il pool attivo degli ormoni tiroidei, infatti tra gli esami da valutare ci sono quelli della funzionalità tiroidea e anche della prolattina, altro ormone da stress. Riacquistando il peso ideale, con una dieta ben bilanciata si avrà progressivamente una ripresa della ciclicità mestruale. La carenza di estrogeni correlata ad un dimagrimento eccessivo e prolungato può causare danni seri, alla fertilità, al sistema nervoso e al cervello che possono anche essere irreversibili una volta riacquistato il normopeso. Le conseguenze a lungo termine riguardano soprattutto la perdita di massa ossea poiché si ha un impoverimento della componente trabecolare dell’osso, che nel tempo può comportare una vera e propria osteoporosi.

Qual è la giusta terapia?

La terapia di queste situazioni consiste nella riabilitazione nutrizionale e anche psicologica per affrontare e rimuovere le cause dello stress che hanno determinato il dimagrimento e le conseguenze correlate a esso.

Obesità e fertilità

obesità e fertilità
  1. Cos’è l’obesità?
  2. L’obesità influenza il ciclo mestruale e la fertilità?
  3. Obesità e sindrome dell’ovaio policistico

Cos’è l’obesità?

L’obesità è una sindrome caratterizzata da eccessivo abnorme aumento del peso corporeo, per eccessiva formazione di grasso nei tessuti. Si riconoscono due tipi di obesità:

  • Obesità androide, con accumulo di grasso a distribuzione di tipo mascolino, cioè prevalentemente nel tessuto della nuca, delle spalle e della parte superiore dell’addome.
  • Obesità ginoide, quella caratterizzata da accumulo di grasso nella parte inferiore del corpo (cosce, glutei, regione addominale) e da scarso sviluppo della muscolatura che è frequente nelle donne.

L’obesità influenza il ciclo mestruale?

I meccanismi fisiologici correlati al sesso, in particolare gli effetti mediati dagli ormoni giocano un ruolo significativo nell’obesità femminile. La prevalenza e l’incidenza di sovrappeso e soprattutto di obesità sono aumentate in maniera preoccupante nella popolazione femminile in età fertile. Studi recenti hanno evidenziato che le donne con un eccesso di peso presentano disordini del ciclo mestruale. Questo pare confermare che l’eccesso di peso abbia un ruolo veramente importante nei meccanismi coinvolti nell’infertilità. Infatti le donne obese possono incorrere nelle complicanze dell’obesità stessa come il diabete, ipertensione arteriosa, ictus e arteriosclerosi ma presentano anche problematiche legate al funzionamento dell’apparato riproduttivo. Le donne obese presentano una frequenza di amenorrea, l’assenza del ciclo mestruale, molto elevata rispetto alle donne che sono in normopeso. L’analisi del profilo ormonale delle donne obese ha evidenziato che obesità e soprappeso sono associati ad infertilità poiché la donna si trova in uno stato di ipogonadismo ipogonadotropo ovvero si ha un’alterazione dell’asse ipolatamo-ipofisi-ovaio che va a regolare il ciclo mestruale tramite la sintesi di gonadotropine come FSH e LH.

L’obesità inoltre va a modificare anche i livelli di insulina prodotta dal pancreas, causando un’iperproduzione di androgeni che, correlato ad un aumento della produzione di estrogeni, si ripercuote sul ciclo mestruale causando disturbi, riduzione dei fenomeni di ovulazione e quindi bassi tassi di fertilità. Anche i depositi di grasso nelle ovaie possono infine interferire con lo sviluppo follicolare e embrionale in caso di gravidanza.

Obesità e sindrome dell’ovaio policistico

Tra le problematiche più diffuse tra le giovani donne obese c’è la sindrome dell’ovaio policistico (polycystic ovary syndrome, PCOS), che è  caratterizzata da iperandrogenismo, assenza di ovulazione, irsutismo, acne e alterata morfologia dell’ovaio. L’obesità va ad amplificare l’iperandrogenismo della PCOS e quindi il tasso di infertilità e i cicli anovulatori.

Tra le donne obese trattate per infertilità il tasso di gravidanza è minore rispetto a quelle normopeso ed inoltre anche dopo il trattamento di fertilizzazione il rischio di aborti per le donne obese è molto elevato.

L’obesità è un fattore di rischio importante legato a una serie di patologie ginecologiche; è importante quindi stabilire delle strategie di prevenzione in particolare nelle giovani adolescenti che permettono la normalizzazione del peso corporeo per chi è in soprappeso o in obesità poiché questo può aumentare le probabilità di ripristino del ciclo mestruale e quindi dell’ovulazione.

Alimentazione dall’infanzia all’adolescenza

alimentazione e ciclo mestruale
  1. L’alimentazione nelle varie fasi della vita
  2. L’alimentazione tra uomo e donna
  3. L’alimentazione durante la pubertà femminile

L’alimentazione nelle varie fasi della vita

L’alimentazione cambia durante le varie fasi della vita. Si inizia, durante l’infanzia con lo svezzamento al sesto mese di età dove vengono introdotti gradualmente alimenti solidi e alternati all’assunzione di latte materno. Dal primo anno il bambino è in grado di masticare e quindi può mangiare in modo simile ad un adulto ovvero con 4-5 pasti al giorno e con pranzo e cena come pasti principali, alternando le fonti proteiche come pesce, carne e legumi, non dimenticando l’assunzione di fibre, Sali minerali. Durante la crescita, l’alimentazione è fondamentale per apportare il materiale energetico costruttivo necessario per il sostegno dell’organismo e del suo accrescimento.

L’alimentazione tra uomo e donna

Tra uomo e donna c’è una differenza per quanto riguarda il fabbisogno energetico che risulta essere più alto nell’uomo che nella donna. Infatti si parla di circa 2.500 calorie per un ragazzo e di circa 2.000 per una ragazza.

L’alimentazione durante la pubertà femminile

Invece non ci sono differenze a livello alimentare tra i due sessi anche se durante la pubertà femminile e quindi con la comparsa del primo menarca l’alimentazione è molto importante. Altra differenza è la quantità di ferro consigliata che nelle donne che dovrebbe essere superiore a quella consigliata agli uomini a causa del ciclo mestruale e delle perdite ematiche che esso comporta. C’è una forte correlazione tra la comparsa del primo menarca e l’alimentazione, negli ultimi anni infatti il ciclo mestruale si è anticipato molto, dai diciassette anni si è passati a circa dodici tredici anni e secondo alcuni studi ciò è dovuto al tipo di alimentazione che è diventata meno sana influenzando le dinamiche ormonali. Una corretta alimentazione influenza la pubertà poiché affinché si possa verificare uno stimolo ormonale importante, è necessario che ci sia la leptina, un ormone contenuto a livello degli strati adiposi. Quindi un’alimentazione ricca di grassi porta ad un anticipo del ciclo mestruale. Per questo l’alimentazione durante il periodo puberale è più importante nelle ragazze che nei ragazzi.

Patologie del ciclo ovarico

sindrome ovaio policistico
  1. La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): cos’è e quali sono i sintomi?
  2. Le cisti ovariche: ci sono vari tipi?
  3. L’ovaio multifollicolare: quali sono i sintomi?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): cos’è e quali sono i sintomi?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è considerata un disturbo della funzione ovarica si manifesta con una combinazione di disfunzione mestruale e iper-secrezione di androgeni. Non è stata identificata una singola causa dell’ovaio policistico e varie prove suggeriscono che sia una sindrome correlata all’interazione di fattori genetici e ambientali. La sindrome dell’ovaio policistico amplifica ulteriormente la produzione di androgeni. In particolare, gli adolescenti con questa sindrome mostrano un aumento degli impulsi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine GnRH e dell’ormone luteinizzante LH, nonché un aumento dell’LH in rapporto con l’FSH, portando un ingrossamento delle ovaie che producono poi delle piccole cisti liquide, causa più comune di infertilità femminile per l’assenza di ovulazione. La sindrome dell’ovaio policistico è il disturbo ginecologico più comune delle donne in età riproduttiva.

La causa più importante dell’ovaio policistico è una alterazione ormonale che causa una produzione eccessiva di ormoni maschili nelle donne, come il testosterone. La donna produce normalmente testosterone in basse quantità, e i problemi sorgono quando ne produce troppi per via di scompensi ormonali. La sindrome dell’ovaio policistico è caratterizzata da diversi sintomi che possono avere intensità differente, più comuni sono:

  • Alterazioni del ciclo mestruale, con cicli di durata superiore a 35 giorni o assenza di mestruazioni
  • Lunghi periodi di sindrome premestruale
  • Cisti ovariche
  • Infertilità o aborto spontaneo ricorrente
  • Acne, pelle unta e dermatite seborroica
  • Elevati livelli nel sangue di ormoni maschili (androgeni)

L’ecografia pelvica è uno strumento diagnostico fondamentale ma non l’unico poiché bisogna escludere la presenza di altre disfunzioni, infatti è importante verificare anche l’anamnesi familiare, le condizioni di salute generali e esami del sangue per valutare i livelli ormonali particolarmente degli androgeni. Dato che la varietà di sintomi, è possibile risolvere il problema cambiando lo stile di vita, seguendo una dieta a basso contenuto di proteine e praticando attività fisica. Questo è associato all’assunzione della pillola contraccettiva per abbassare i livelli ormonali.

Le cisti ovariche: ci sono vari tipi?

Le cisti ovariche si sviluppano prevalentemente nelle donne in età fertile, e sono piccole sacche piene di liquido che possono svilupparsi all’interno o sulla superficie di un ovaio. Sono molte le donne che nella loro vita hanno a che fare con le cisti ovariche. La maggioranza di queste ultime sono innocue e non causano disturbi particolari.

Inoltre la gran parte delle cisti ovariche si risolvono nel giro di pochi mesi e senza necessità di trattamenti. Se una cisti raggiunge grandi dimensioni può causare forti dolori addominali e altri sintomi come aumentato bisogno di urinare o difficoltà a svuotare completamente la vescica, senso di pienezza o di pesantezza addominale, dolore pelvico avvertito prima dell’inizio del ciclo che può irradiarsi alla schiena e alle cosce, dolore pelvico durante i rapporti sessuali (dispareunia).

Ci sono due tipi di cisti:

  • Le cisti follicolari in genere non danno problemi e scompaiono spontaneamente nel giro di alcune settimane
  • Cisti luteiniche: dopo l’ovulazione, il follicolo che conteneva l’ovulo inizia a produrre ormoni per il concepimento (estrogeni e progesterone) e diventa corpo luteo. Nel caso in cui il corpo luteo non essendo avvenuta la fecondazione non si autodistrugge, si può accumulare sangue o altri liquidi che causano la formazione della cisti. Esistono altri tipi di cisti non collegate al ciclo mestruale come: cisti dermoidi, cistadenoma e endometriomi. È importante aspettare e sorvegliare la cisti per vedere se si risolve spontaneamente. Si può ricorrere all’assunzione della pillola anticoncezionale per ridurre la formazione di nuove cisti o la rimozione chirurgica quando la cisti è piuttosto grande e continua a crescere nei successivi cicli mestruali.

L’ovaio multifollicolare: quali sono i sintomi?

L’ovaio multifollicolare è una condizione in cui l’ovaio, una o entrambe, presenta un basso numero di cisti, in genere da 6 a 10 di dimensioni decisamente superiori a quelle presenti normalmente nell’ovaio. Le donne in età fertile, quindi le adolescenti, sono maggiormente colpite.

Tra i sintomi più comuni dell’ovaio multifollicolare troviamo:

  • squilibri di carattere ormonale, che sono in genere poi il primo segnale che porta alla necessità di svolgere ecografia e dunque di accorgersi della presenza dell’ovaio multifollicolare;
  • polimenorrea, ovvero presenza di cicli mestruali ravvicinati o con perdite ematiche superiori alla media;
  • amenorrea, ovvero assenza  di ciclo mestruale;
  • oligomenorrea, una condizione patologica durante la quale la distanza tra i cicli mestruali aumenta, e diminuisce il flusso ematico durante i giorni del ciclo mestruale

Patologie del ciclo mestruale

patologie ciclo mestruale
  1. Quali sono le cause delle patologie del ciclo mestruale?
  2. Quali sono le patologie del ciclo mestruale?
  3. Queste patologie possono essere associate ad altre patologie?
  4. Quali possono essere le conseguenze e le eventuali terapie?

Quali sono le cause delle patologie del ciclo mestruale?

Le patologie del ciclo mestruale sono dovute alle alterazione del ciclo stesso che si manifestano quando le mestruazioni sono irregolari ovvero quando non compaiono tutti i mesi oppure compaiono più di una volta con mestruazioni eccessivamente abbondanti o prolungate con anche perdite improvvise.

Quali sono le patologie del ciclo mestruale?

Queste alterazioni comprendono diverse anomalie:

  • IPOMENORREA: si ha un flusso scarso per quantità e durata
  • IPERMENORREA: si ha un flusso mestruale particolarmente abbondante, che può essere a comparsa ciclica più o meno regolare; il flusso, oltre ad essere abbondante, si prolunga molto e si parla pertanto di MENOMETRORRAGIA
  • Si parla di METRORRAGIA quando invece si ha una perdita ematica di origine uterina durante il periodo intermestruale
  • OLIGOMENORREA: indica una condizione in cui le mestruazioni sono distanziate da intervalli più lunghi rispetto ai canonici 28-30 giorni del ciclo mestruale “normale” ed è una condizione che si può verificare in premenopausa
  • POLIMENORREA: le mestruazioni sono distanziate da intervalli di tempo più brevi rispetto alla norma
  • AMENORREA: si utilizza questo termine per indicare la scomparsa del ciclo mestruale da almeno tre mesi. Dal momento che può esservi comunque liberazione spontanea di una cellula uovo anche dopo lunghi periodi di assenza del ciclo, è bene, in via precauzionale, continuare l’uso di contraccettivi nei due anni successivi all’ultimo ciclo
  • DISMENORREA: mestruazioni accompagnate ad un’accentuata sintomatologia dolorosa; questo disturbo è più frequente nel periodo puberale rispetto a quello menopausale
  • DISPAREUNIA: dolore durante i rapporti sessuali; in menopausa è spesso collegato alla secchezza delle pareti vaginali

Queste patologie possono essere associate ad altri tipi di patologie?

Le alterazioni o patologie del ciclo mestruale possono essere associate o anche il risultato di altre patologie quali:

  • Acromegalia
  • Squilibri ormonali
  • Ipertiroidismo e Ipotiroidismo
  • Endometriosi
  • Cisti ovariche
  • Sindrome dell’ovaio policistico

Quali possono essere le conseguenze e le eventuali terapie?

Una perdita lieve può essere contenuta con l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, come ibruprofene o naprossene. L’anemia conseguente ad una mestruazione abbondante può richiedere l’uso di integratori di ferro. In caso di squilibri ormonali e altre patologie, lo specialista, dopo gli opportuni esami diagnostici, indicherà la terapia farmacologica o chirurgica più adatta. Proprio per l’associazione tra patologie e alterazioni del ciclo mestruale è importante sottoporsi a controlli ginecologici per identificare l’eventuale causa.