Tampone vaginale e rettale: ruolo della microbiologia in gravidanza

tampone vaginale gravidanza
  1. Cosa sono i tamponi vaginali e rettali?
  2. Cosa fare in caso di esito positivo?

Cosa è il tampone vaginale e rettale?

Il tampone vaginale e rettale consiste nel prelievo di una piccola quantità di secrezioni vaginali e rettali per individuare la presenza dello Streptococco beta-emolitico di gruppo B che è un batterio potenzialmente pericoloso per il neonato al momento del parto.  Quest’esame si effettua fra la 34a e la 37a settimana di gestazione durante una normale visita ginecologica essendo un esame indolore che può provocare al massimo un leggero fastidio.

Lo Streptococco B fa parte della flora batterica vaginale non aggressiva, e proviene dall’intestino è spesso asintomatico e innocuo per la mamma e il feto. La trasmissione di questo batterio avviene prevalentemente al momento del travaglio e del parto e se presente nella vagina o nel retto della mamma potrebbe infettare il bambino, causando infezioni neonatali, che in rari casi, possono essere anche molto gravi 

In caso di parto cesareo il bambino non passa dal canale vaginale e non può esserci pericolo di contagio. 

Cosa fare in caso di esito positivo?

Con il tampone vaginale e rettale viene effettuata anche un’urinocoltura, per valutare la presenza di infezioni a livello delle vie urinarie. Se il tampone è positivo e l’urinocoltura è negativa sarà necessario effettuare la terapia antibiotica per via endovenosa durante il travaglio. Se entrambi gli esami risultano positivi e la carica batterica è elevata sarà necessario eseguire una terapia antibiotica per via orale per sette giorni per evitare il rischio di infezioni alle vie urinarie, che potrebbero causare un parto prematuro, poi al momento del parto verrà effettuata una terapia antibiotica per via endovenosa.Dopo la nascita al bambino viene effettuato un tampone a livello oro-faringeo e a livello delle orecchie per escludere che abbia contratto l’infezione. In caso di esito positivo, anche il bambino verrà sottoposto ad una terapia antibiotica.

Prima di eseguire il tampone è importante escludere la presenza di irritazioni vaginali, nei giorni precedenti evitare rapporti sessuali ed interrompere terapie a base di creme, ovuli e terapie antibiotiche. 

L’ovulazione

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Che cos’è l’ovulazione?

L’ovulazione è una fase del ciclo mestruale della donna. In un ciclo regolare della durata di 28 giorni, l’ovulazione avviene statisticamente al quattordicesimo giorno ed è provocata da un picco dell’ormone luteinizzante LH, che induce la rottura del follicolo e il passaggio attraverso la tuba di Falloppio dell’ovulo ormai maturo. Una volta rilasciata nella cavità uterina, la cellula uovo ha una vita di circa 12-24 ore. In questa fase le gonadotropine FSH e LH e gli estrogeni diminuiscono rapidamente, mentre il progesterone continua ad aumentare perché prepara l’utero ad accogliere un’eventuale cellula uovo fecondata, stimolando l’ispessimento dell’endometrio, dove si accumulano sangue e sostanze nutritive che serviranno a creare un ambiente favorevole all’impianto. Contemporaneamente si ha un assottigliamento dell’epitelio della vagina e la secrezione del cosiddetto muco cervicale stimolata dagli estrogeni. Si tratta un fluido viscoso che agevola l’attività degli spermatozoi per favorire il concepimento. Generalmente il periodo fertile si riconosce grazie al cambiamento del muco cervicale: nei due o tre giorni precedenti l’ovulazione il muco è particolarmente evidente. Subito dopo l’ovulazione il muco diventa più spesso e più bianco fino al ciclo successivo. 

Da cosa dipendono i dolori dell’ovulazione?

I sintomi dell’ovulazione sono caratteristici per ogni donna, anche se circa il 20% delle donne sperimenta ogni mese i dolori dell’ovulazione che sono delle vere e proprie sensazioni di fastidio o di lieve dolore pelvico. Il disturbo è localizzato nel basso addome, sul lato destro o sinistro, a seconda di quale ovaia stia rilasciando una cellula uovo. Il rigonfiamento e la rottura del follicolo possono provocare uno stato di tensione e indolenzimento, mentre il liquido follicolare potrebbe irritare le pareti del peritoneo, ovvero la sottile membrana che avvolge gli organi addominale dell’apparato digerente. Si potrebbero avere anche dei disagi per le contrazioni delle tube di Falloppio o delle fasce muscolari lisce. Nella maggior parte dei casi i dolori dell’ovulazione sono comuni ed innocui. Tuttavia, un dolore molto intenso può essere sintomatico di altre condizioni patologiche, tra cui l’endometriosi.

https://www.i-vitae.co/blog/ciclo-ovulatorio-facciamo-chiarezza

https://online.scuola.zanichelli.it/barbonescienzeintegrate/files/2010/04/V16_04.pdf

Sterilità maschile: cause infettive

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  1. Che cos’è la sterilità maschile?
  2. Quali sono le possibili cause infettive della sterilità maschile?

Che cos’è la sterilità maschile?

La sterilità maschile corrisponde ad una ridotta capacità riproduttiva nell’uomo e contribuisce per il 50% alla sterilità di coppia. La condizione di sterilità maschile si accerta quando si verificano determinate condizioni, quali ad esempio l’azoospermia, ovvero l’assenza totale degli spermatozoi o la cripto-azoospermia, che indica la drastica insufficienza di spermatozoi nel liquido seminale. Altra condizione può essere l’assenza di eiaculazione (aspermia) o la necrozoospermia quando gli spermatozoi presenti nel liquido seminale sono morti. La sterilità è definita primaria quando l’uomo non ha mai indotto una gravidanza, mentre è definita secondaria se l’uomo ha indotto precedentemente una gravidanza. Le cause di sterilità possono essere diverse: genetiche, anatomiche, ormonali e infettive.

Quali sono le possibili cause infettive della sterilità maschile?

Le infezioni uro-seminali sono tra le maggiori cause di sterilità maschile, perché provocano degli stati infiammatori delle vie seminali, che possono danneggiare gli spermatozoi in via di sviluppo, la prostata e le vescicole seminali per via della presenza di germi e batteri. Tra i fattori che scatenano le infezioni dell’apparato genitale maschile ci sono le patologie della prostata, scorrette abitudini igieniche o sessuali, interventi chirurgici all’apparato genitale stesso oppure la presenza di un catetere vescicale. Anche quando i segni dell’infezione sono scomparsi, gli effetti sulla fertilità maschile posso permanere a lungo termine. Anche le malattie sessualmente trasmessibili, come il Papillomavirus, la Sifilide, la Gonorrea e la Clamidia possono comportare sterilità maschile. Infine, le “orchiti” che sono delle infezioni testicolati, sono responsabili di sterilità maschile dopo la pubertà poiché danneggiano i testicoli e riducono l’efficienza degli spermatozoi. Fra le più note c’è quella provocata dal virus della Parotite Epidemica che è un’infezione virale delle ghiandole parotidi, poste dietro le orecchie, comunemente chiamata “orecchioni”. 

https://www.humanitas.it/malattie/infertilita-maschile

http://www.salute.gov.it/portale/fertility/dettaglioContenutiFertility.jsp?lingua=italiano&id=4567&area=fertilita&menu=medicina

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28892594

Infertilità femminile: cause genetiche

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  1. Che cos’è l’infertilità femminile?
  2. Quali sono le possibili cause genetiche di infertilità femminile?

Che cos’è l’infertilità femminile?

L’infertilità femminile è la condizione che ostacola la possibilità di avere una gravidanza e viene accertata quando una donna non riesce a rimanere incinta dopo 1-2 anni di rapporti intenzionalmente fertili, anche se rimane teoricamente possibile per lei concepire. L’infertilità femminile è molto legata all’età, infatti le possibilità di concepire diminuiscono col passare del tempo dopo i 30 anni. Le cause, oltre il fattore età, che possono determinare l’infertilità sono diverse, come lo stile di vita, la ricerca del primo figlio in età tardiva, l’uso di droghe, l’abuso di alcool, il fumo, le condizioni lavorative, l’inquinamento e anche cause genetiche.

Quali sono le possibili cause genetiche di infertilità femminile?

Si parla di cause genetiche per l’infertilità femminile se si riscontrano dei danni nella struttura cromosomica, che è un filamento di DNA che contiene i geni. Un esempio di danno cromosomico sono le cosiddette “traslocazioni Robertsoniane”, in cui i cromosomi si fondono e perdono entrambi una loro parte. Ciò accade perché in una persona due cromosomi rimangono uniti tra loro ed i gameti di questi individui sono portatori di una copia in più (trisomia) o in meno (monosomia) di un certo cromosoma. Queste traslocazioni provocano l’aumento del rischio di aborto spontaneo e quindi una riduzione della fertilità nella donna. Tra le cause genetiche di infertilità troviamo anche gli antigeni di istocompatibilità, che sono delle molecole presenti sulla membrana delle cellule di ciascuno di noi, differenti tra una persona e l’altra. Quando il sistema immunitario si accorge che c’è una molecola diversa da quelle proprie elimina la cellula che la esprime, ecco perché anche gli antigeni di istocompatibilità possono avere un ruolo nell’aumentare la tolleranza materna verso l’embrione e quindi le chance di gravidanza. Anche le intolleranze genetiche possono portare infertilità o poliabortività, poiché l’assunzione di cibi non tollerati provoca un’infiammazione cronica e una risposta immunologica esagerata che può essere dannosa per la maturazione degli ovuli. Infine, il fumo provocare delle mutazioni dei geni oncogeni, cioè quelli che sono in grado di indurre la trasformazione di una cellula sana in una tumorale sia nella mamma che nell’embrione.

Obesità e fertilità

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  1. Cos’è l’obesità?
  2. L’obesità influenza il ciclo mestruale e la fertilità?
  3. Obesità e sindrome dell’ovaio policistico

Cos’è l’obesità?

L’obesità è una sindrome caratterizzata da eccessivo abnorme aumento del peso corporeo, per eccessiva formazione di grasso nei tessuti. Si riconoscono due tipi di obesità:

  • Obesità androide, con accumulo di grasso a distribuzione di tipo mascolino, cioè prevalentemente nel tessuto della nuca, delle spalle e della parte superiore dell’addome.
  • Obesità ginoide, quella caratterizzata da accumulo di grasso nella parte inferiore del corpo (cosce, glutei, regione addominale) e da scarso sviluppo della muscolatura che è frequente nelle donne.

L’obesità influenza il ciclo mestruale?

I meccanismi fisiologici correlati al sesso, in particolare gli effetti mediati dagli ormoni giocano un ruolo significativo nell’obesità femminile. La prevalenza e l’incidenza di sovrappeso e soprattutto di obesità sono aumentate in maniera preoccupante nella popolazione femminile in età fertile. Studi recenti hanno evidenziato che le donne con un eccesso di peso presentano disordini del ciclo mestruale. Questo pare confermare che l’eccesso di peso abbia un ruolo veramente importante nei meccanismi coinvolti nell’infertilità. Infatti le donne obese possono incorrere nelle complicanze dell’obesità stessa come il diabete, ipertensione arteriosa, ictus e arteriosclerosi ma presentano anche problematiche legate al funzionamento dell’apparato riproduttivo. Le donne obese presentano una frequenza di amenorrea, l’assenza del ciclo mestruale, molto elevata rispetto alle donne che sono in normopeso. L’analisi del profilo ormonale delle donne obese ha evidenziato che obesità e soprappeso sono associati ad infertilità poiché la donna si trova in uno stato di ipogonadismo ipogonadotropo ovvero si ha un’alterazione dell’asse ipolatamo-ipofisi-ovaio che va a regolare il ciclo mestruale tramite la sintesi di gonadotropine come FSH e LH.

L’obesità inoltre va a modificare anche i livelli di insulina prodotta dal pancreas, causando un’iperproduzione di androgeni che, correlato ad un aumento della produzione di estrogeni, si ripercuote sul ciclo mestruale causando disturbi, riduzione dei fenomeni di ovulazione e quindi bassi tassi di fertilità. Anche i depositi di grasso nelle ovaie possono infine interferire con lo sviluppo follicolare e embrionale in caso di gravidanza.

Obesità e sindrome dell’ovaio policistico

Tra le problematiche più diffuse tra le giovani donne obese c’è la sindrome dell’ovaio policistico (polycystic ovary syndrome, PCOS), che è  caratterizzata da iperandrogenismo, assenza di ovulazione, irsutismo, acne e alterata morfologia dell’ovaio. L’obesità va ad amplificare l’iperandrogenismo della PCOS e quindi il tasso di infertilità e i cicli anovulatori.

Tra le donne obese trattate per infertilità il tasso di gravidanza è minore rispetto a quelle normopeso ed inoltre anche dopo il trattamento di fertilizzazione il rischio di aborti per le donne obese è molto elevato.

L’obesità è un fattore di rischio importante legato a una serie di patologie ginecologiche; è importante quindi stabilire delle strategie di prevenzione in particolare nelle giovani adolescenti che permettono la normalizzazione del peso corporeo per chi è in soprappeso o in obesità poiché questo può aumentare le probabilità di ripristino del ciclo mestruale e quindi dell’ovulazione.

Che cos’è la gonorrea

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  1. Cos’è la gonorrea?
  2. Come si trasmette?
  3. Sintomi e complicazioni
  4. Diagnosi, trattamento e prevenzione

Cos’è la gonorrea?

La gonorrea, è una malattia sessualmente trasmissibile causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae, viene trasmessa attraverso sesso orale, vaginale o anale. Infetta le vie uretrali nell’uomo e le vie uro-genitali nella donna. La Gonorrea è la seconda malattie sessualmente trasmissibile più comunemente segnalata, con tassi più elevati tra i gruppi di età giovani e adolescenti.

Come si trasmette la gonorrea?

La trasmissione può avvenire in caso di rapporti sessuali, vaginali, orali o anali, non protetti con un partner infetto. L’infezione può anche essere trasmessa da madre a figlio durante il parto.

Avvenuto il contatto con il microrganismo esso aderisce alle cellule epiteliali e penetra nello spazio sub-epiteliale dove provoca l’infezione. Il batterio cresce e si riproduce in un ambiente caldo e umido, e gli organi genitali femminili e maschili come ad esempio l’uretra, sono ambienti ideali. L’infezione può svilupparsi anche al livello della bocca, della gola, degli occhi e del retto.

Sintomi e complicazioni

Molto spesso l’infezione è asintomatica, soprattutto nelle donne. Negli uomini i sintomi possono comparire dopo 2 o 30 giorni il contagio e sono soprattutto dolore e bruciore durante la minzione o perdite di strano colore dal pene. Si può avere anche dolore o gonfiore ai testicoli. 

I sintomi presenti nella donna sono in genere molto lievi e non facilmente distinguibili dalle altre infezioni vaginali e vescicali. Principalmente sono bruciore durante la minzione, aumento delle secrezioni vaginali con sanguinamento. L’infezione se non trattata può avere complicazioni gravi e permanenti, in particolare nella donna può portare a malattia infiammatoria pelvica con febbre e dolori addominali e pelvici cronici, infertilità poiché può danneggiare le tube di Falloppio e aumentando anche il rischio di gravidanze extrauterine e aborto, nell’uomo invece si ha l’epididimite con un infiammazione dolorosa che può portare alla sterilità. La gonorrea inoltre per le donne incinte può portare ai bambini cecità, infiammazioni agli arti o gravi infezioni sanguigne. L’infezione può essere anche rettale ed in genere è asintomatiche, ma può manifestarsi, sia nell’uomo sia nella donna, con: perdite, prurito anale, irritazione, sanguinamento o dolorosi movimenti intestinali.

Diagnosi, trattamento e prevenzione

La diagnosi è solitamente più facile negli uomini che nelle donne. Per la diagnosi di gonorrea i campioni da analizzare sono prelevati tramite tamponi cervicali, dell’uretra, retto o faringe. E’ necessario ricorrere ad esami di laboratorio, come test molecolari o colorazione di Gram con esame al microscopio ottico. I campioni da analizzare vengono prelevati con dei tamponi dalla cervice, uretra, retto o faringe, cioè le parti del corpo che vengono infettate dal batterio. La gonorrea alla cervice o all’uretra può essere diagnosticata anche attraverso campioni di urina.

La gonorrea essendo un’infezione batterica può essere trattata in maniera efficace con antibiotici come le cefalosporine. Tuttavia ci sono nuovi ceppi farmaco-resistenti che rendono le cure meno efficaci. Per questo motivo la scelta del farmaco si basa sulle caratteristiche del ceppo e anche dalla situazione del paziente poiché particolare attenzione va alla donne incinte. La terapia aggiuntiva copre anche la clamidia, che è una frequente co-infezione con la gonorrea. La terapia doppia è stata raccomandata dal 2010 a causa della diminuzione della suscettibilità di Neisseria gonorrea alle cefalosporine

Le persone che hanno già avuto la gonorrea e che sono state sottoposte a trattamento possono essere infettate nuovamente, pertanto è consigliabile sottoporre nuovamente a screening tutti gli adolescenti che risultano positivi alla gonorrea in 3 o 6 mesi. Tutte le persone sessualmente attive sono a rischio di infezione. Per evitare il contagio è necessario avere rapporti sessuali protetti e usare correttamente il preservativo. L’estrema variabilità antigenica del batterio è una delle cause che ha impedito lo sviluppo di un vaccino contro la gonorrea, ma la ricerca sta facendo notevoli passi avanti in questa direzione.

Guida alle malattie sessualmente trasmissibili

malattie sessualmente trasmissibili
  1. Cosa c’è da sapere sulle malattie sessualmente trasmissibili?
  2. Quali sono le complicazioni correlate alle MTS?

Cosa c’è da sapere sulle malattie sessualmente trasmissibili?

Le malattie a trasmissione sessuale (MTS) hanno un forte impatto sulla salute degli adolescenti sessualmente attivi e inoltre hanno un’incidenza sempre maggiore in tutto il mondo, senza alcuna distinzione socio-economica. Il motivo di ciò è da ricondurre sia alla scarsa conoscenza delle patologie in questione sia alla promiscuità riscontrabile soprattutto fra gli adolescenti. È importante seguire le linee guida per lo screening e l’utilizzo di test diagnostici appropriati per un trattamento tempestivo ed efficace delle malattie sessualmente trasmissibili. Infatti i trattamenti tempestivi sono essenziali per evitare complicazioni. La diagnosi di una MST è sostanziale per tutti, in particolare per gli adolescenti. Tutte le MST possono essere causate da:

  • Batteri
  • Virus
  • Protozoi
  • Parassiti o funghi.

Il virus più diffuso è il Papilloma virus, mentre per le malattie sessualmente trasmissibili batteriche la più diffusa è la Clamidia. Altre infezioni comuni tra gli adolescenti comprendono la gonorrea, la sifilide, il trichomonas e il virus dell’herpes simplex (HSV). Tali infezioni possono essere contratte anche in seguito ad un singolo rapporto sessuale con un partner infetto. Il rischio risulta essere maggiore per coloro che hanno numerosi rapporti occasionali, ma è esteso anche a coloro che hanno rapporti stabili considerando che il microrganismo può rimanere silente per molto tempo e che quindi il soggetto può scoprire di essere infettato a distanza di molto tempo.

Quali sono le complicazioni correlate alle MTS

Le complicazioni delle MST possono includere:

  • Infezioni gravi
  • Dolore cronico
  • Infertilità
  • Cancro
  • Effetti deleteri all’utero

Quasi la metà delle nuove infezioni sessuali trasmesse ogni anno si verifica tra gli adolescenti con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, infatti i tassi più elevati di infezioni sessualmente trasmissibili sono tra giovani adulti e adolescenti. L’individuazione di queste infezioni dipende dai diversi test di screening  per ciascuna MST. È quindi importante divulgare tra gli adolescenti informazioni sulla propria salute sessuale per metterli al corrente dei rischi e delle pratiche diagnoste specifiche per ciascuna malattia sessualmente trasmissibile.

Patologie del ciclo mestruale

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  1. Quali sono le cause delle patologie del ciclo mestruale?
  2. Quali sono le patologie del ciclo mestruale?
  3. Queste patologie possono essere associate ad altre patologie?
  4. Quali possono essere le conseguenze e le eventuali terapie?

Quali sono le cause delle patologie del ciclo mestruale?

Le patologie del ciclo mestruale sono dovute alle alterazione del ciclo stesso che si manifestano quando le mestruazioni sono irregolari ovvero quando non compaiono tutti i mesi oppure compaiono più di una volta con mestruazioni eccessivamente abbondanti o prolungate con anche perdite improvvise.

Quali sono le patologie del ciclo mestruale?

Queste alterazioni comprendono diverse anomalie:

  • IPOMENORREA: si ha un flusso scarso per quantità e durata
  • IPERMENORREA: si ha un flusso mestruale particolarmente abbondante, che può essere a comparsa ciclica più o meno regolare; il flusso, oltre ad essere abbondante, si prolunga molto e si parla pertanto di MENOMETRORRAGIA
  • Si parla di METRORRAGIA quando invece si ha una perdita ematica di origine uterina durante il periodo intermestruale
  • OLIGOMENORREA: indica una condizione in cui le mestruazioni sono distanziate da intervalli più lunghi rispetto ai canonici 28-30 giorni del ciclo mestruale “normale” ed è una condizione che si può verificare in premenopausa
  • POLIMENORREA: le mestruazioni sono distanziate da intervalli di tempo più brevi rispetto alla norma
  • AMENORREA: si utilizza questo termine per indicare la scomparsa del ciclo mestruale da almeno tre mesi. Dal momento che può esservi comunque liberazione spontanea di una cellula uovo anche dopo lunghi periodi di assenza del ciclo, è bene, in via precauzionale, continuare l’uso di contraccettivi nei due anni successivi all’ultimo ciclo
  • DISMENORREA: mestruazioni accompagnate ad un’accentuata sintomatologia dolorosa; questo disturbo è più frequente nel periodo puberale rispetto a quello menopausale
  • DISPAREUNIA: dolore durante i rapporti sessuali; in menopausa è spesso collegato alla secchezza delle pareti vaginali

Queste patologie possono essere associate ad altri tipi di patologie?

Le alterazioni o patologie del ciclo mestruale possono essere associate o anche il risultato di altre patologie quali:

  • Acromegalia
  • Squilibri ormonali
  • Ipertiroidismo e Ipotiroidismo
  • Endometriosi
  • Cisti ovariche
  • Sindrome dell’ovaio policistico

Quali possono essere le conseguenze e le eventuali terapie?

Una perdita lieve può essere contenuta con l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, come ibruprofene o naprossene. L’anemia conseguente ad una mestruazione abbondante può richiedere l’uso di integratori di ferro. In caso di squilibri ormonali e altre patologie, lo specialista, dopo gli opportuni esami diagnostici, indicherà la terapia farmacologica o chirurgica più adatta. Proprio per l’associazione tra patologie e alterazioni del ciclo mestruale è importante sottoporsi a controlli ginecologici per identificare l’eventuale causa.

Fisiologia del ciclo mestruale

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  1. Che cosa è il ciclo mestruale?
  2. Quali sono le fasi del ciclo mestruale?
  3. Quali sono gli ormoni principali?
  4. Cosa avviene durante il ciclo mestruale?

Che cos’è il ciclo mestruale?

Il ciclo mestruale è una sequenza di cambiamenti fisiologici e periodici dell’apparato riproduttivo femminile. Il ciclo mestruale è regolato da ormoni prodotti dalle ovaie e dall’ipofisi. In tutte le donne, inizia durante la pubertà e finisce con la menopausa e viene ad essere interrotto solo durante i periodi di gravidanza. Oltre il ciclo ovarico anche quello mestruale dura mediamente 28 giorni e comprende tre fasi, che si succedono ciclicamente e strettamente correlate agli ormoni che vengono secreti durante il loro ciclo.

Quali sono le fasi del ciclo mestruale?

  • Fase mestruale: durante il quale l’endometrio si sfalda e viene espulso attraverso la vagina sotto forma di mestruazioni
  • Fase proliferativa: in cui l’endometrio viene ricostruito
  • Fase secretoria: durante la quale l’endometrio si ispessisce per accogliere l’ovulo fecondato.

Quali sono gli ormoni principali?

Il ciclo mestruale è accompagnato, non sempre, da crampi addominali durante la fase pre-mestruale, con una serie di disturbi che colpiscono le donne durante i giorni che precedono le mestruazioni.I cicli mestruali durano da 25 a 35 giorni, con un media di 28 giorni per le donne di vent’anni e 26 giorni per le donne sulla quarantina. In un normale ciclo mestruale ci sono cambiamenti ciclici di quattro ormoni principali:

  • l’ormone luteinizzante (LH)
  • l’ormone follicolo-stimolante (FSH)
  • Estrogeno
  • Progesterone

Il tutto è associato ad un cambiamento della temperatura corporea. Attraverso il sistema nervoso centrale, il rilascio pulsatile dell’ormone che rilascia la gonadotropina (GnRH) dall’ipotalamo regola il rilascio degli ormoni ipotalamici LH e FSH che a loro volta vanno a regolare la secrezione di estrogeni. Successivamente, i livelli di FSH e estrogeni aumentano, i follicoli ovarici si sviluppano e maturano. Circa sette giorni dopo l’ovulazione, in assenza di fecondazione la produzione di ormoni inizia a declinare. È negli ultimi giorni del ciclo con il declino delle concentrazioni di ormoni e i primi giorni delle mestruazioni quando gli ormoni sono bassi in cui si manifestano i sintomi più negativi per le donne. I cicli vengono contati dal primo giorno di flusso mestruale quando i livelli di tutte e quattro gli ormoni sono bassi.

Cosa avviene durante il ciclo mestruale?

Il sanguinamento mestruale è il sintomo esterno della ciclicità nelle donne e si verifica alla fine del luteale e all’inizio della fase follicolare del ciclo ovarico. Nell’80% delle donne ovulatorie il sanguinamento mestruale si verifica in 3-6 giorni con il flusso più pesante al secondo giorno con una perdita di sangue in media di 33 ml (10-84 ml). Un declino dipendente dall’età e dal giorno è visto in donne dall’età di 35 anni e 50 anni le donne anziane perdono 6 ml più delle donne più giovani. Il ciclo mestruale è strettamente controllato da fattori endocrini, autocrini e paracrini che vanno a regolare lo sviluppo follicolare, l’ovulazione e rimodellamento dell’endometrio.

Il menarca

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  1. Che cos’è la pubertà?
  2. Come si attiva il processo puberale?
  3. Quali sono gli ormoni attivi in questo processo?

Che cos’è la pubertà?

La pubertà è il periodo di transizione biologica dall’infanzia all’età adulta. I cambiamenti che si verificano in questo momento sono legati alle crescenti concentrazioni di ormoni steroidei sessuali. Nelle femmine, la maggior parte dei cambiamenti puberali è causata dalla stimolazione degli estrogeni che combacia con l’insorgenza della pubertà centrale. Uno sviluppo significativo si verifica negli organi del sistema riproduttivo femminile e provoca cambiamenti anatomici che caratterizzano la maturità riproduttiva. La pubertà è il periodo di transizione biologica da dall’infanzia all’età adulta. Tutti i cambiamenti biologici che si verificano durante questo periodo sono collegati, direttamente o indirettamente, a stimolazione degli ormoni steroidei sessuali. Molti dei cambiamenti che si verificano sono di natura funzionale, includono alcuni caratteristiche sessuali importanti. L’odore del corpo degli adulti e l’acne, per esempio, sono i risultati dell’attivazione e aumento della secrezione di ghiandole apocrine di sudore e ghiandole sebacee. La composizione corporea e distribuzione del grasso riflette i cambiamenti metabolici indotti dalla stimolazione ormonale. Allo stesso modo si hanno cambiamenti antropometrici poiché gli steroidi sessuali causano un’aumentata velocità di crescita, con affetti anche sulle ossa. Gli organi riproduttivi non completamente sviluppati alla nascita, subiscono significative alterazioni durante questo particolare periodo di sviluppo. Questo è certamente vero in entrambi i sessi, ma è più complesso nella femmina, che deve sviluppare la capacità di fornire un ambiente appropriato per la gestazione fetale e la fonte per la nutrizione infantile. Gli organi femminili che sono principalmente responsabili del successo riproduttivo includono l’ovaio, l’utero, la vagina, la vulva e il seno.

Come si attiva il processo puberale?

Il processo puberale inizia con l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadico (HPG). Questo processo contribuisce alla differenziazione e al dimorfismo sessuale del feto ma entro la fine della gestazione, i livelli di estrogeni materni sopprimono l’ulteriore attività di HPG del feto.
Dopo la nascita, vi è un’impennata di attivazione puberale che viene soppressa all’età di 2 anni fino all’attivazione puberale nella tarda infanzia. L’inizio della vera pubertà si verifica quando il Sistema Nervoso Centrale, consente agli impulsi piccoli, discreti e notturni dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH) da parte dell’ipotalamo che causa secrezione delle gonadotropine, dell’ormone luteinizzante (LH) e dell’ormone follicolo-stimolante (FSH), dalla ghiandola pituitaria o ipofisi.

Quali sono gli ormoni attivi in questo processo?

Una volta che le gonadotropine sieriche aumentano, stimolano il tessuto gonadico a produrre steroidi sessuali. La stimolazione con FSH aumenta l’attività dell’aromatasi microsomale delle cellule della granulosa ovarica, l’LH, d’altra parte, stimola la produzione di androgeni nelle cellule della teca. Da allora, questi ormoni circolano per promuovere i cambiamenti puberali in tutto il corpo ed esercitare un feedback per effettuare ulteriori secrezioni di gonadotropina.

Colvin et al. 2012
Lemaine et al. 2012