1. Come inizia la diagnosi di sterilità maschile?
  2. Quali sono gli esami diagnostici più effettuati?

Come inizia la diagnosi di sterilità maschile?

Il percorso per la diagnosi di sterilità maschile inizia con una visita andrologica dove il medico raccoglie un’anamnesi completa ed esegue un accurato esame obiettivo dei genitali maschili. La visita comprende la palpazione scrotale, la stima del volume testicolare e un’analisi del canale rettale per la valutazione della prostata. L’esame del volume testicolare è particolarmente importante nella diagnosi di sterilità maschile perché è l’espressione della quantità di tubuli seminiferi attivi ed una sua riduzione (meno di 15ml) può essere indice di danno testicolare.

Quali sono gli esami diagnostici più effettuati?

Tra gli esami diagnostici fondamentali, il primo è lo spermiogramma, ovvero l’esame del liquido seminale che definisce le caratteristiche quali-quantitative degli spermatozoi e la potenzialità fecondante dell’uomo. È importante considerare l’alta variabilità dei risultati che dipendono da fattori esterni che potrebbero alterare lo spermiogramma come ad esempio l’assunzione di antibiotici, periodi di febbre alta precedenti l’esame o il trasporto impreciso del liquido al laboratorio. Inoltre, spesso si effettua l’ecocolordoppler scrotale o testicolare, che permette di riconoscere eventuali patologie responsabili di sterilità come ad esempio il varicocele e di individuare possibili lesioni testicolari attraverso un’apparecchiatura da ecografia dotata di una sonda lineare che permette di osservare il flusso sanguigno sotto forma di immagini colorate. Se le presunte cause di sterilità maschile sono genetiche l’andrologo potrebbe suggerire l’esame del cariotipo che permette di individuare le anomalie cromosomiche attraverso il prelievo di sangue venoso e la successiva analisi laboratoriale. In alternativa si può effettuare lo studio delle micro-delezioni che individua gli eventi di delezione che hanno eliminato le sequenze normalmente presenti sul cromosoma Y che sono coinvolte nella regolazione della spermatogenesi nell’uomo. Infine, si può effettuare il dosaggio di alcuni ormoni quali FSH, LH, testosterone totale, cui si può aggiungere la prolattina (PRL) e lo studio della funzione tiroidea (TSH e fT4), poiché le alterazioni di tali ormoni possono compromettere la spermatogenesi e portare a impotenza.

http://www.salute.gov.it/portale/fertility/dettaglioContenutiFertility.jsp?id=4565&area=fertilita&menu=medicina

http://www.salute.gov.it/portale/fertility/dettaglioContenutiFertility.jsp?id=4565&area=fertilita&menu=medicina

Recommended Posts