Come influisce il dimagrimento sul ciclo ormonale

dimagrimento e ormoni
  1. Quanto è importante una corretta alimentazione?
  2. Cosa può portare un’alterazione del ciclo mestruale?
  3. Quali sono le conseguenze del dimagrimento?
  4. Qual è la giusta terapia?

Quanto è importante una corretta alimentazione?

Nella nostra alimentazione si distinguono macronutrienti quali glicidi, proteine e lipidi, e micronutrienti, cioè le vitamine. L’alimentazione quotidiana deve essere equilibrata e comprende l’assunzione di circa il 50% di glicidi, il 30% di proteine e il 20% di lipidi. Ogni tipo di alimentazione influenza il nostro stato di salute ed il nostro equilibrio ormonale, infatti la perdita del 10-15% del peso corporeo in particolare può portare ad alterazioni del ciclo mestruale.

Cosa può portare un’alterazione del ciclo mestruale?

In particolare con il dimagrimento si ha una diminuzione dei livelli di insulina e una riduzione del tessuto adiposo, il grasso corporeo, che comporta una riduzione dei livelli di leptina, ormone prodotto dal tessuto adiposo stesso. La carenza nutrizionale e quindi poi la riduzione della leptina porta alla soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio. Ciò porta ad un’assenza di mestruazione ovvero amenorrea, si tratta di amenorrea ipotalamica con bassi livelli di gonadotropine, FSH e LSH, e do estrogeni. Inoltre la variazione di peso incide non solo sulla produzione degli ormoni sessuali ma anche sulla loro ciclicità di rilascio.

Quali sono le conseguenze del dimagrimento?

La malnutrizione comporta ad un rallentamento del metabolismo basale e si osserva una riduzione dell’ormone T3 libero, che il pool attivo degli ormoni tiroidei, infatti tra gli esami da valutare ci sono quelli della funzionalità tiroidea e anche della prolattina, altro ormone da stress. Riacquistando il peso ideale, con una dieta ben bilanciata si avrà progressivamente una ripresa della ciclicità mestruale. La carenza di estrogeni correlata ad un dimagrimento eccessivo e prolungato può causare danni seri, alla fertilità, al sistema nervoso e al cervello che possono anche essere irreversibili una volta riacquistato il normopeso. Le conseguenze a lungo termine riguardano soprattutto la perdita di massa ossea poiché si ha un impoverimento della componente trabecolare dell’osso, che nel tempo può comportare una vera e propria osteoporosi.

Qual è la giusta terapia?

La terapia di queste situazioni consiste nella riabilitazione nutrizionale e anche psicologica per affrontare e rimuovere le cause dello stress che hanno determinato il dimagrimento e le conseguenze correlate a esso.

Patologie del ciclo ovarico

sindrome ovaio policistico
  1. La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): cos’è e quali sono i sintomi?
  2. Le cisti ovariche: ci sono vari tipi?
  3. L’ovaio multifollicolare: quali sono i sintomi?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): cos’è e quali sono i sintomi?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è considerata un disturbo della funzione ovarica si manifesta con una combinazione di disfunzione mestruale e iper-secrezione di androgeni. Non è stata identificata una singola causa dell’ovaio policistico e varie prove suggeriscono che sia una sindrome correlata all’interazione di fattori genetici e ambientali. La sindrome dell’ovaio policistico amplifica ulteriormente la produzione di androgeni. In particolare, gli adolescenti con questa sindrome mostrano un aumento degli impulsi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine GnRH e dell’ormone luteinizzante LH, nonché un aumento dell’LH in rapporto con l’FSH, portando un ingrossamento delle ovaie che producono poi delle piccole cisti liquide, causa più comune di infertilità femminile per l’assenza di ovulazione. La sindrome dell’ovaio policistico è il disturbo ginecologico più comune delle donne in età riproduttiva.

La causa più importante dell’ovaio policistico è una alterazione ormonale che causa una produzione eccessiva di ormoni maschili nelle donne, come il testosterone. La donna produce normalmente testosterone in basse quantità, e i problemi sorgono quando ne produce troppi per via di scompensi ormonali. La sindrome dell’ovaio policistico è caratterizzata da diversi sintomi che possono avere intensità differente, più comuni sono:

  • Alterazioni del ciclo mestruale, con cicli di durata superiore a 35 giorni o assenza di mestruazioni
  • Lunghi periodi di sindrome premestruale
  • Cisti ovariche
  • Infertilità o aborto spontaneo ricorrente
  • Acne, pelle unta e dermatite seborroica
  • Elevati livelli nel sangue di ormoni maschili (androgeni)

L’ecografia pelvica è uno strumento diagnostico fondamentale ma non l’unico poiché bisogna escludere la presenza di altre disfunzioni, infatti è importante verificare anche l’anamnesi familiare, le condizioni di salute generali e esami del sangue per valutare i livelli ormonali particolarmente degli androgeni. Dato che la varietà di sintomi, è possibile risolvere il problema cambiando lo stile di vita, seguendo una dieta a basso contenuto di proteine e praticando attività fisica. Questo è associato all’assunzione della pillola contraccettiva per abbassare i livelli ormonali.

Le cisti ovariche: ci sono vari tipi?

Le cisti ovariche si sviluppano prevalentemente nelle donne in età fertile, e sono piccole sacche piene di liquido che possono svilupparsi all’interno o sulla superficie di un ovaio. Sono molte le donne che nella loro vita hanno a che fare con le cisti ovariche. La maggioranza di queste ultime sono innocue e non causano disturbi particolari.

Inoltre la gran parte delle cisti ovariche si risolvono nel giro di pochi mesi e senza necessità di trattamenti. Se una cisti raggiunge grandi dimensioni può causare forti dolori addominali e altri sintomi come aumentato bisogno di urinare o difficoltà a svuotare completamente la vescica, senso di pienezza o di pesantezza addominale, dolore pelvico avvertito prima dell’inizio del ciclo che può irradiarsi alla schiena e alle cosce, dolore pelvico durante i rapporti sessuali (dispareunia).

Ci sono due tipi di cisti:

  • Le cisti follicolari in genere non danno problemi e scompaiono spontaneamente nel giro di alcune settimane
  • Cisti luteiniche: dopo l’ovulazione, il follicolo che conteneva l’ovulo inizia a produrre ormoni per il concepimento (estrogeni e progesterone) e diventa corpo luteo. Nel caso in cui il corpo luteo non essendo avvenuta la fecondazione non si autodistrugge, si può accumulare sangue o altri liquidi che causano la formazione della cisti. Esistono altri tipi di cisti non collegate al ciclo mestruale come: cisti dermoidi, cistadenoma e endometriomi. È importante aspettare e sorvegliare la cisti per vedere se si risolve spontaneamente. Si può ricorrere all’assunzione della pillola anticoncezionale per ridurre la formazione di nuove cisti o la rimozione chirurgica quando la cisti è piuttosto grande e continua a crescere nei successivi cicli mestruali.

L’ovaio multifollicolare: quali sono i sintomi?

L’ovaio multifollicolare è una condizione in cui l’ovaio, una o entrambe, presenta un basso numero di cisti, in genere da 6 a 10 di dimensioni decisamente superiori a quelle presenti normalmente nell’ovaio. Le donne in età fertile, quindi le adolescenti, sono maggiormente colpite.

Tra i sintomi più comuni dell’ovaio multifollicolare troviamo:

  • squilibri di carattere ormonale, che sono in genere poi il primo segnale che porta alla necessità di svolgere ecografia e dunque di accorgersi della presenza dell’ovaio multifollicolare;
  • polimenorrea, ovvero presenza di cicli mestruali ravvicinati o con perdite ematiche superiori alla media;
  • amenorrea, ovvero assenza  di ciclo mestruale;
  • oligomenorrea, una condizione patologica durante la quale la distanza tra i cicli mestruali aumenta, e diminuisce il flusso ematico durante i giorni del ciclo mestruale

Fisiologia del ciclo ovarico

ovulazione ciclo
  1. Che cosa è il ciclo ovarico?
  2. Quali sono le fasi del ciclo ovarico?
  3. Quali sono gli ormoni principali?
  4. Cosa avviene se l’ovulo è fecondato?

Che cos’è il ciclo ovarico?

Il ciclo ovarico si verifica parallelamente a quello mestruale, dura circa 28 giorni e consiste in una serie di cambiamenti periodici che avvengono nelle ovaie permettendo loro di generare ovuli ed ormoni. Tuttavia, alcune fonti definiscono queste fasi come fasi mestruali, proliferative e secretorie. I cicli mestruali vengono contati dal primo giorno di sanguinamento mestruale.

Quali sono le fasi del ciclo ovarico?

Quali sono le fasi del ciclo ovarico?

  • la fase follicolare: in cui un follicolo ovarico, piccola struttura dell’ovaia all’interno del quale si sviluppa un ovocita, raggiunge la sua maturazione;
  • la fase ovulatoria: durante il quale la  parete di una ovaia si rompe all’altezza del follicolo di Graaf, che contiene un ovocita maturo e viene espulso dall’ovaia;
  • la fase luteinica: caratterizzata dalla trasformazione del follicolo di Graaf in corpo luteo ovvero la ghiandola endocrina temporanea che secerne il progesterone, l’ormone che ha il compito di preparare l’apparato femminile ad una gravidanza; se l’ovulo non viene fecondato il corpo luteo degenera alla fine del ciclo ovarico.

Quali sono gli ormoni principali?

Attraverso il rilascio pulsatile dell’ormone che rilascia la gonadotropina (GnRH) dall’ipotalamo si ha il rilascio degli ormoni ipotalamici LH e FSH che a loro volta regolano la secrezione di estrogeni. Lo sviluppo dei follicoli primari segnala l’inizio del ciclo ovarico con la fase follicolare in cui circa 12-20 follicoli primari iniziano a svilupparsi sotto l’influenza di elevati livelli di ormone follicolo-stimolante (FSH) e estrogeni per formare i follicoli secondari. I follicoli primari si formano dai follicoli primordiali, che si sviluppano nelle ovaie del feto durante la gravidanza e la loro maturazione si arresta in una fase del ciclo cellulare.

Circa 16 ore prima dell’ovulazione si ha il picco di LH; all’ovulazione si ha la rottura del follicolo e il rilascio del corpo luteo che secerne progesterone e estrogeni. Circa sette giorni dopo l’ovulazione, se l’impianto e la fecondazione non sono avvenuti, il corpo luteo degenera e la produzione di ormoni inizia a declinare ed inizia la fase post-ovulazione che dura mediamente 14-16 giorni. Entro il giorno 9° del ciclo ovarico, rimane solo un follicolo secondario, chiamato follicolo dominante, che è responsabile della produzione di grandi quantità di estrogeni durante la fase tardiva follicolare.

Il 14° giorno del ciclo, durante l’ovulazione, si ha un picco di ormone luteinizzante (LH) che è innescato dal feedback positivo degli estrogeni. Questo fa sì che il follicolo secondario si sviluppi in un follicolo terziario, che poi lascia l’ovaia.

Cosa avviene se l’ovulo è fecondato?

Durante lo sviluppo del follicolo terziario l’ovocita primario completa la prima divisione cellulare, con conseguente formazione di un corpo polare e un ovocita secondario. Il follicolo vuoto forma un corpo luteo che è responsabile del rilascio di progesterone per mantenere una potenziale gravidanza, nel rendere l’endometrio recettivo all’impianto dell’embrione. Contemporaneamente, per consentire ad un ovulo potenzialmente fecondato di impiantarsi nella mucosa dell’utero, ha luogo il ciclo mestruale, regolato dagli ormoni prodotti dalle ovaie e dall’ipofisi e che si verifica in tutte le donne a partire dall’età della pubertà sino alla menopausa, interrotto durante i periodi di gravidanza.