Diagnostica: ecografia 3D

ecografia 3d
  1. Cos’è l’ecografia 3D?
  2. Come mai è ancora poco conosciuta?
  3. Ecografia 3D e endometriosi

Cos’è l’ecografia 3D?

E’ una tecnica ecografica d’avan­guardia oggi considerata tra le più affidabili in assoluto in ambito oncologico ed endocrinologico, grazie alla possibilità di acquisire, me­morizzare e rielaborare sequenze di immagini del volume degli organi e delle strutture pelviche. E’ una tecnica innovativa, non invasiva ed è priva di rischi. Veniva utilizzata, fino a poco tempo fa, quasi esclusivamente in ambito ostetrico per il suo potenziale nello studio della morfologia fetale. Il suo recente impiego in ginecologia per la diagnosi di mal­formazioni uterine, ha rappresentato una vera svolta, in grado di migliorare la possibilità di diagnosi. Nella diagnostica ecografica tradi­zionale le immagini rappresentano dei singoli piani degli organi, effettuati dall’ope­ratore e che non sempre danno un quadro completo delle strutture esaminate. La rivoluzione del 3D è rap­presentata dall’acquisizione rapida del volume degli organi e dalla possibilità di potersi muovere attraverso i vari piani. Alcuni software di rielaborazione im­magini consentono di visualizza­re gli organi contemporaneamente sul piano, sagittale trasverso e coronale o contemporaneamente su tutte le sezio­ni scegliendo lo spessore delle fettine da esaminare o di visualiz­zare la vascolarizzazione o di ricostruirne la superficie esterna o interna.

Come mai è ancora poco conosciuta?

La problematica che riguarda l’ecografia transvaginale tridimensionale è la sonda che deve essere appositamente acquistata ed inoltre l’utilizzazio­ne della tecnologia 3D prevede una ampia conoscenza delle tecni­che di rielaborazione immagini e quindi un training speci­fico degli operatori. Sicuramente le patologie che maggiormente si avvantaggiano dell’uso del 3D sono tutte le patologie malformative congenite dell’utero. Questa tecnica non solo ci permette di evidenziare la cavità uterina, ma anche la superficie esterna dell’utero. Attualmente in caso di malformazio­ne uterina congenita, l’esame scelto per la conferma diagno­stica è rappresentato dall’ecografia 3D, mentre l’isteroscopia rimane la tecnica operativa terapeutica. Sicuramente è uno strumento che presenta enorme potenzialità se utilizzata da mani esperte. Ogni diagnostica per immagini richiede grande competenza dell’operatore. Occorre sottolineare come l’ecografia transvaginale consente oggi uno studio approfondito di tutti gli organi pelvici (uretra, vescica, vagina, cervice uterina, corpo uterino con valutazione di endometrio e miometrio, setto utero-vescicale, setto retto uterino, legamenti utero sacrali, parametri, tasca del Douglas, canale anorettale), in modo molto più accurato di TAC, Risonanza magnetica e PET, rappresentando lo strumento più efficace di diagnosi e prevenzione per la salute della donna.

Ecografia 3D e endometriosi

L’endometriosi è una patologia che porta a lesioni progressive delle ovaie, dell’utero e di organi vicini in particolar modo intestino e vescica creando una forte sintomatologia e danno agli organi con conseguenze sulla funzionalità di questi e la fertilità della donna. Grazie all’ecografia 3D, che fornisce risultati vicini a quelli della risonanza magnetica, si può effettuare uno studio accurato con scansioni multiple degli organi per localizzare le lesioni e le aderenze da endometriosi e svelare i segni iniziali dell’endometriosi uterina.

Patologie dell’endometrio

endometriosi
  1. Cos’è l’endometriosi?
  2. Quali sono i sintomi?
  3. Tumore dell’endometrio e classificazione
  4. Sintomi e diagnosi

Cos’è l’endometriosi? Differenza tra endometriosi interna e esterna

L’endometriosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale lì dove normalmente questo tessuto non dovrebbe esserci, ovvero fuori dall’utero. Quest’endometrio prende il nome di endometrio ectopico. L’endometriosi è una condizione cronica, cioè a lungo termine e si distingue in endometriosi interna, quando l’endometrio ectopico è localizzato a livello del miometrio e endometriosi esterna, quando l’endometrio ectopico si trova a livello della pelvi sia all’interno che all’esterno della pelvi, quest’ultima è la forma più comune.

Quali sono i sintomi?

L’endometriosi può essere asintomatica e la sua diagnosi può essere casuale. Le donne con endometriosi che presentano una sintomatologia hanno: dolore pelvico cronico, dismenorrea ovvero mestruazioni molto dolorose, dispareunia, dolore pelvico e vaginale durante i rapporti sessuali, masse pelviche dolenti e riduzione della fertilità. L’endometrio ectopico si comporta esattamente come il tessuto endometriale uterino. Questo implica che circa una volta al mese nelle donne con le mestruazioni l’endometrio ectopico si sfalda e provoca lesioni sanguinolente che causano la sintomatologia e i segni della patologia. Il sangue proveniente da queste lesioni però non ha la possibilità di fuoriuscire e tende ad accumularsi portando ad infiammazione e determinando anche delle cisti chiamate endometriosiche o endometriomi. Inoltre queste lesioni possono portare anche alla formazione di aderenze tra i vari organi delle pelvi. L’endometriosi tende a regredire con l’entrata in menopausa.

Tumore dell’endometrio e classificazione


Il tumore dell’endometrio ha origine dalle ghiandole della mucosa dell’utero. Questo tumore è quello più frequente dell’apparato genitale femminile anche se la mortalità è molto inferiore rispetto a quella per il cancro dell’ovaio e della cervice. Si presenta nella fascia di età compresa tra i 55 e i 65 anni, nel periodo post-menopausa. Le donne che presentano un maggior rischio di tumore dell’endometrio hanno caratteristiche come : obesità, menopausa tardiva o menarca precoce, sindrome dell’ovaio policistico e l’utilizzo per lunghi periodi di estrogeni non associati al progesterone. Questo tumore può presentarsi in forma circoscritta o diffusa. La forma circoscritta appare come un polipo o un’ulcerazione e può infiltrare in profondità il miometrio e provocare una progressiva lesione delle fasce muscolari. La forma diffusa occupa la gran parte della cavità uterina ed è dovuta all’estendersi di una forma circoscritta. Il tumore dell’endometrio può trovarsi a diversi gradi di differenziazione i quali risultano essere molto importanti per poter elaborare una prognosi e valutare il tipo di terapia più adeguata da seguire e sono: G1, G2, G3. Il grado G1 è formato da ghiandole simili a quelle normali, ma più complesse e ha la prognosi migliore. Il grado G2 presenta un grado di differenziazione basso e le cellule vengono chiamate atipiche. Il grado G3 è quello più grave dove le cellule sono completamente indifferenziate.

Sintomi e diagnosi

I sintomi che caratterizzano il tumore dell’endometrio compaiono di solito tardivamente e possono essere: perdite vaginali di sangue e/o biancastre e maleodorante e dolore cronico pelvico. Le perdite di sangue sono il segno più importante e devono destare sospetto soprattutto se si presentano in menopausa o post-menopausa. La diagnosi di questo tumore viene proprio fatta il più delle volte perché la donna ha perdite ematiche e si reca dal ginecologo. Quindi è molto importante che in menopausa e post-menopausa ci sia particolare attenzione alle perdite che si hanno. Per la diagnosi di questo tumore serve prelevare materiale cellulare grazie all’utilizzo di dispositivi medici monouso per penetrare nella cavità uterina e prelevare il materiale per l’esame citologico e/o istologico. La metodica migliore per il controllo dell’endometrio è tramite l’isteroscopio e il micro-isteroscopio che permettono di avere una visione completa della mucosa uterina e una visione delle cellule superficiali per individuare aree tumorali. Anche l’ecografia transvaginale con flussimetria e color Doppler può aiutare a definire il rischio di tumore dell’endometrio.

Patologie del ciclo mestruale

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  1. Quali sono le cause delle patologie del ciclo mestruale?
  2. Quali sono le patologie del ciclo mestruale?
  3. Queste patologie possono essere associate ad altre patologie?
  4. Quali possono essere le conseguenze e le eventuali terapie?

Quali sono le cause delle patologie del ciclo mestruale?

Le patologie del ciclo mestruale sono dovute alle alterazione del ciclo stesso che si manifestano quando le mestruazioni sono irregolari ovvero quando non compaiono tutti i mesi oppure compaiono più di una volta con mestruazioni eccessivamente abbondanti o prolungate con anche perdite improvvise.

Quali sono le patologie del ciclo mestruale?

Queste alterazioni comprendono diverse anomalie:

  • IPOMENORREA: si ha un flusso scarso per quantità e durata
  • IPERMENORREA: si ha un flusso mestruale particolarmente abbondante, che può essere a comparsa ciclica più o meno regolare; il flusso, oltre ad essere abbondante, si prolunga molto e si parla pertanto di MENOMETRORRAGIA
  • Si parla di METRORRAGIA quando invece si ha una perdita ematica di origine uterina durante il periodo intermestruale
  • OLIGOMENORREA: indica una condizione in cui le mestruazioni sono distanziate da intervalli più lunghi rispetto ai canonici 28-30 giorni del ciclo mestruale “normale” ed è una condizione che si può verificare in premenopausa
  • POLIMENORREA: le mestruazioni sono distanziate da intervalli di tempo più brevi rispetto alla norma
  • AMENORREA: si utilizza questo termine per indicare la scomparsa del ciclo mestruale da almeno tre mesi. Dal momento che può esservi comunque liberazione spontanea di una cellula uovo anche dopo lunghi periodi di assenza del ciclo, è bene, in via precauzionale, continuare l’uso di contraccettivi nei due anni successivi all’ultimo ciclo
  • DISMENORREA: mestruazioni accompagnate ad un’accentuata sintomatologia dolorosa; questo disturbo è più frequente nel periodo puberale rispetto a quello menopausale
  • DISPAREUNIA: dolore durante i rapporti sessuali; in menopausa è spesso collegato alla secchezza delle pareti vaginali

Queste patologie possono essere associate ad altri tipi di patologie?

Le alterazioni o patologie del ciclo mestruale possono essere associate o anche il risultato di altre patologie quali:

  • Acromegalia
  • Squilibri ormonali
  • Ipertiroidismo e Ipotiroidismo
  • Endometriosi
  • Cisti ovariche
  • Sindrome dell’ovaio policistico

Quali possono essere le conseguenze e le eventuali terapie?

Una perdita lieve può essere contenuta con l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, come ibruprofene o naprossene. L’anemia conseguente ad una mestruazione abbondante può richiedere l’uso di integratori di ferro. In caso di squilibri ormonali e altre patologie, lo specialista, dopo gli opportuni esami diagnostici, indicherà la terapia farmacologica o chirurgica più adatta. Proprio per l’associazione tra patologie e alterazioni del ciclo mestruale è importante sottoporsi a controlli ginecologici per identificare l’eventuale causa.