Terapia della sterilità femminile

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  1. Quali sono le possibili terapie per la sterilità femminile?
  2. Gli interventi chirurgici come terapia per la sterilità femminile

Quali sono le possibili terapie per la sterilità femminile?

Il trattamento per la sterilità femminile dipende dalle cause della sterilità stessa. Infatti, le terapie possono essere mediche, se la natura del problema è ormonale o chirurgiche se le cause sono anatomiche. In caso di disfunzioni o alterazioni ormonali si può seguire una specifica terapia farmacologica, personalizzata su base genetica e costantemente monitorata attraverso dosaggi ormonali e indagini strumentali. La terapia farmacologica o stimolazione ovarica controllata consiste nella somministrazione esogena di gonadotropine, ormoni di due tipi: l’ormone follicolo stimolante (FSH) che stimola lo sviluppo dei follicoli e l’ormone luteinizzante (LH) che promuove l’ovulazione. Si tratta di un trattamento efficace nel 30% dei casi e generalmente ben tollerato.

Gli interventi chirurgici come terapia per la sterilità femminile

In caso di sterilità femminile determinata da cause anatomiche la terapia può essere chirurgica.  Infatti, l’endometriosi, patologia uterina, può essere risolta con un intervento chirurgico eseguito in laparoscopia che permette l’asportazione delle lesioni dovute all’endometrio extra-uterino.  La laparoscopia è utile anche per rimuovere le cisti ovariche e coagulare con il laser il tessuto uterino danneggiato o malato. Dopo la fase chirurgica la donna viene trattata con farmaci specifici e nel 50% dei casi si ha una gravidanza generalmente dopo 6 mesi. Invece, nei casi di ostruzione tubarica lieve (tube congeste o tortuose ecc.) si possono effettuare le cosiddette “idrotubazioni” che consistono nell’introdurre in utero, attraverso il canale cervicale, una piccola quantità di aria seguita da liquidi come antibiotici e idrocortisone e poi ancora aria per ripristinare la funzionalità delle tube di Falloppio. In casi di grave sterilità femminile si tende a suggerire la Riproduzione Assistita, che comprende l’inseminazione artificiale, la fecondazione eterologa e la fecondazione in vitro (FIVET, ICSI, FIVET GENETIC).

Diagnosi di sterilità femminile

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  1. Come si fa la diagnosi di sterilità femminile
  2. Quali sono le indagini strumentali più effettuate?

Come si fa la diagnosi di sterilità femminile?

Per la diagnosi di sterilità femminile è indispensabile considerare i dosaggi ormonali poiché tra le cause più frequenti di sterilità femminile troviamo proprio gli squilibri ormonali.  Questi esami hanno lo scopo di valutare la riserva ovarica, ovvero il patrimonio di ovociti e quindi la fertilità della donna. Quelli più richiesti sono: FSH, LH, estradiolo nella prima metà del ciclo (2°-3° giorno di mestruazione); progesterone e prolattina nella seconda metà del ciclo; TSH e Ormone Antimulleriano (AMH) che determina la stimolazione e la crescita del follicolo durante il ciclo mestruale.

Quali sono le indagini strumentali più effettuate?

Per arrivare alla diagnosi di sterilità si possono effettuare anche indagini strumentali che permettono di identificare lo stato di salute dell’apparato riproduttivo femminile essendoci tra le cause di sterilità anche problemi anatomici. Infatti attraverso l’ecografia transvaginale è possibile valutare la conta dei follicoli ovarici, l’anatomia dell’apparato riproduttivo femminile e le sue eventuali alterazioni. Anche le tecniche isteroscopiche permettono di avere una visione completa dell’utero e non solo, infatti è importante valutare anche lo stato della mucose delle tube di Falloppio tramite la isterosalpingografia per riconoscere eventuali patologie che portano una riduzione della fertilità.  Tra le cause di sterilità femminile ci sono anche quelle infettive infatti è importante identificare la presenza di infezioni vaginali e del collo dell’utero tramite esami diagnostici come il tampone vaginale o Pap-test.

Contraccezione ormonale: pillola e anello

pillola contraccettiva e anello vaginale
  1. La pillola anticoncezionale
  2. L’anello anticoncezionale: cosa c’è da sapere?

La pillola anticoncezionale

Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la contraccezione ormonale può essere utilizzata in modo sicuro dall’età del menarca in poi.

La pillola anticoncezionale è tutt’oggi il metodo più efficace e usato dalla maggior parte delle donne per proteggersi da una gravidanza indesiderata. La nuova pillola, è un anticoncezionale orale combinato (COC) ed agisce andando ad inibire l’ovulazione tramite l’assunzione delle prime sette pillole, le restanti pillole mantengono l’assenza di ovulazione.

La sicurezza della pillola è considerata pressoché al 100% e per questo motivo è considerato il più sicuro tra i vari metodi contraccettivi e le gravidanze indesiderate che si hanno pur assumendo il farmaco sono correlate ad errori di assunzione della pillola. Le controindicazioni legate all’assunzione della pillola sono le stesse per gli adulti ed adolescenti che usano ampiamente la pillola COC che risulta essere molto utile in una relazione stabile. Tuttavia l’uso del condom è sempre necessario per la prevenire le malattie sessualmente trasmissibili.

L’uso della pillola è indicato anche per le adolescenti che soffrono di cicli irregolari, poiché con l’uso della pillola il ciclo si regolarizza, il flusso diminuisce e si ha una significativa riduzione dei dolori legati alle mestruazione. Anche l’acne, condizione comune nell’adolescenza, migliora con l’uso della pillola. Esistono pillole “ad alto”’ ed ‘”a basso”’ dosaggio in base al contenuto di estrogeni. Prima le pillole contenevano dosaggi molto alti di estrogeni causando molti effetti collaterali e per questo poi la ricerca si è orientata verso la produzione di pillole con quantità più basse di etinil-estradiolo, passando dai 50 microgrammi ai 15/20 microgrammi. E’ fondamentale sottoporsi agli esami prescritti dal proprio ginecologo prima di assumere qualsiasi pillole, per giungere alla scelta di un contraccettivo giusto e evitare malesseri ed effetti collaterali.

L’anello anticoncezionale: cosa c’è da sapere?

In Italia l’unico tipo di anello anticoncezionale è acquistabile in farmacia e sotto prescrizione medica. È un dispositivo realizzato con uno spessore di 4 mm e un diametro di 54 mm dove All’interno ci sono due tipi di ormoni femminili, il progesterone e l’estrogeno, rilasciati lentamente e a basse quantità ed entrano in circolo impedendo la fecondazione poiché bloccano il rilascio del follicolo da parte dell’ovaio.

Ha diversi vantaggi poiché si crea un sinergismo tra i due ormoni: l’estrogeno aumenta l’efficacia del progesterone dando un maggior effetto di inibizione dell’ovulazione, e soprattutto mantiene lo sviluppo dell’endometrio e fornisce un buon controllo del ciclo mestruale.

Per far si che funzioni correttamente è necessario seguire le indicazioni di utilizzo: va inserito all’interno della vagina il primo giorno delle mestruazioni e va rimosso dopo tre settimane esatte. Durante la settimana in cui l’anello è rimosso si verifica un sanguinamento vaginale che si manifesta in genere dopo 2 o 3 giorni dalla rimozione dell’anello, simile alle mestruazioni. Si consiglia la rimozione alla stessa ora in cui è stato inserito. Il nuovo anello andrà riposizionato dopo una settimana esatta dalla rimozione, sempre lo stesso giorno e alla stessa ora, anche in presenza di sanguinamento.

L’anello ha un’efficacia contraccettiva di oltre il 99%, ma come gli altri anticoncezionali ormonali non protegge da malattie sessualmente trasmissibili.