Herpes genitale e adolescenza

herpes genitale
  1. Cos’è l’Herpes simplex?
  2. Come si trasmette?
  3. Sintomi e complicazioni
  4. Diagnosi, trattamento e prevenzione

Cos’è l’Herpes simplex?

L’Herpes simplex è un virus a DNA che infetta l’uomo e ci sono due membri: HSV-1 e HSV-2. L’infezione a livello genitale è causata la maggior parte delle volte dal virus HSV-2, ma anche il virus HSV-1 che provoca l’infezione delle labbra può provocare un’infezione genitale. Il virus, entrato nel corpo può causare un primo episodio di malattia, molto forte e che sparisce nel giro di due settimane. Il virus però resta dormiente nel corpo e nella maggior parte dei casi può risvegliarsi periodicamente e dare sintomi simili alla prima infezione. Il risveglio del virus è spesso provocato da stress, febbre, mestruazioni o in concomitanza ad altre infezioni e esposizione alla luce.

Come si trasmette?

La trasmissione dell’infezione avviene sia tramite diffusione per contatto diretto con le mucose quindi con i rapporti sessuali quindi vaginali, anali e orali sia attraverso il contatto tra pelle e pelle quindi baci o carezze. Il maggior rischio di contagio si ha durante le fasi sintomatiche della malattia e tende ad essere maggiore nel primo anno dopo l’infezione iniziale. La contagiosità può variare nel tempo poiché ci possono essere dei periodi in cui il virus è dormiente.  Le donne hanno un rischio di infettarsi triplo rispetto agli uomini. Il virus può essere trasmesso da una madre infetta al neonato durante il parto con conseguenze gravi. In caso di infezione acuta durante il parto, il rischio di trasmissione al neonato è alto (20 – 50%), quindi è meglio procedere al taglio cesareo. In assenza di sintomi il rischio di trasmettere l’herpes al neonato durante il parto è molto basso (0,3-1,4%). Le donne incinte che soffrono di episodi erpetici genitali devono informare il medico poiché necessitano di attenzioni sanitarie particolari.

Sintomi e complicazioni

I sintomi non sono molto differenti tra uomo e donna. C’è un periodo di incubazione che in media è di 4 giorni sia per il virus HSV-1 che per HSV-2. Si ha prurito e bruciore lì dove si ha la comparsa di vesciche tonde nella zona genitale, le vesciche si possono rompere lasciando e formare delle piccole ulcere superficiali abbastanza dolorose. Le ulcere poi si seccano e compaiono delle croste bruno-giallastre destinate a sparire in pochi giorni. La prima volta tendono a gonfiarsi i tessuti genitali con perdite uretrali, vaginali o anali. Si gonfiano anche le ghiandole inguinali, che diventano dolenti. Durante la prima infezione si può avere la comparsa di febbre, mal di testa, dolori articolari e – raramente – da complicanze come impossibilità ad urinare, costipazione, irritazione nervosa ed in casi rarissimi meningite (il cui tasso di mortalità è elevato). Gli episodi successivi sono invece molto più blandi ma sempre mal tollerati a causa dell’irritazione locale. Se l’infezione coinvolge l’ano si possono avere dolori anali, perdite e sanguinamento modesto. In rari casi si possono avere delle complicazioni come meningite o encefalite.In rari casi si possono avere meningite o encefalite. Il ruolo dell’herpes come fattore di predisposizione del cancro del collo dell’utero è controverso. Talora l’infezione erpetica cronica è accompagnata da ansia, depressione e difficoltà emotive come conseguenza degli episodi di malattia e può essere opportuno un supporto psicologico. Tra le complicazioni c’è che chi ha l’herpes genitale rischia circa 7 volte di più di contrarre il virus dell’HIV se ha rapporti non protetti con una persona sieropositiva.

Diagnosi, trattamento e prevenzione

La diagnosi di Herpes genitale si può avere tramite una semplice visita dello specialista, poiché basta l’osservazione da parte del medico della zona malata per giungere alla diagnosi.
Una maggior sicurezza si ha eseguendo l’esame citologico delle cellule prelevate dalle vescicole.
Inoltre è possibile rilevare la presenza del virus attraverso l’esame del sangue per la ricerca degli anticorpi specifici. Il trattamento può essere locale o per sistemica. Localmente si possono applicare delle creme antierpetiche che però non sono utili in vagina o sul collo dell’utero. La terapia sistemica è con un antivirale come l’Aciclovir che permette di ridurre i sintomi ma non previene le recidive. Non esiste una cura che debelli definitivamente questo virus ma localmente possono essere utili bagni con acqua salata, oppure anche mettere del ghiaccio per dare sollievo. Possiamo anche mettere delle sostanze che ‘’asciugano’’ le lesioni, come l’amido di mais o l’alcol. La prevenzione per quest’infezione è analoga a tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili e quindi richiede l’astensione sessuale quando si sa di essere colpiti dal virus e sono presenti le vescicole sui genitali, o l’uso del preservativo che va a ridurre il rischio di contagio di oltre il 50%.

Trichomonas e adolescenza

vaginite tricomoniasi
  1. Cos’è la tricomoniasi?
  2. Come si trasmette?
  3. Sintomi e complicazioni
  4. Diagnosi e trattamento

Cos’è la tricomoniasi?

Il protozoo patogeno Trichomonas vaginalis causa un’infezione dell’apparato genitale, la Tricomoniasi. Il protozoo flagellato si moltiplica nelle mucose genitali ed è trasmesso attraverso contatti sessuali orali, vaginali o anali non protetti. La Tricomoniasi è tra le cause più comuni di vaginiti dopo le vaginosi batteriche come la candida.

Come si trasmette

La Tricomoniasi è trasmessa con contatti diretti tra i genitali nei rapporti sessuali non protetti. Nelle donne in gravidanza l’infezione si può trasmettere al figlio durante il parto. La possibilità di infettarsi è ridotta con una corretta igiene genitale e l’utilizzo del preservativo, maschile o femminile, durante i rapporti sessuali.

Sintomi e complicazioni

La Tricomoniasi è più comune nella donna che nell’uomo e va dall’essere asintomatica alla presenza di un’infiammazione pruriginosa a livello della vagina, accompagnata da perdite vaginali, giallo-verdastre, schiumose e maleodorante associate a dolore vulvare durante i rapporti sessuali e anche durante la minzione. Si può avere anche edema a livello delle labbra vaginali e presentare macchie rosse a livello delle pareti vaginali e superfici cervicali. Si possono avere anche uretriti e cistiti. Nell’uomo invece la Tricomoniasi è meno comune ed è in genere sempre asintomatica. Tuttavia l’infezione colpisce l’uretra e la prostata, con perdite purulente con un moderato dolore a livello del pene, particolarmente durante la minzione. L’infezione tende a guarire spontaneamente ma una terapia adeguata serve per evitare che si estenda alle mucose di utero e cervice uterina per la donna e prostatite e epididimite per l’uomo, portando in entrambi i casi ad un maggior rischio di infertilità. L’infiammazione vaginale e uretrale può facilitare il rischio di infezione da HIV ed altre malattie sessualmente trasmissibili. La comparsa dei sintomi o delle lesioni della Tricomoniasi è variabile da 5 a 20 giorni. 

Diagnosi e trattamento

La diagnosi nelle donne può avvenire tramite:

  1. Esame delle secrezioni vaginali che è il metodo piu semplice per discriminare tra vaginosi batterica e da Trichomonas allo stesso tempo. La secrezione viene posta su un vetrino con soluzione fisiologica ed esaminato al microscopio per rilevare i Trichomonas che sono a forma di pera con flagelli e mobili. La tricomoniasi è anche diagnosticata frequentemente osservando il microrganismo, quando viene eseguito un Pap-test.
  2. Test di flusso immunocromografico su dipstick o Test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT) che risultano essere più sensibili di un esame o una coltura al mucroscopio ed inoltre il test NAAT rileva simultaneamente altre malattie sessualmente trasmissibili come la clamidia e la gonorrea.

La diagnosi negli uomini avviene tramite  coltura di urina o tampone uretrale. Il trattamento della Tricomoniasi necessita dell’assunzione per via orale di farmaci del gruppo dei nitroimidazoli come il metronidazolo o tinidazolo. Tale terapia deve essere seguita anche dal proprio partner.

Cos’è la sifilide

sifilide
  1. Cos’è la sifilide?
  2. I diversi stadi della sifilide
  3. Come si trasmette?
  4. Diagnosi, trattamento e prevenzione

Cos’è la sifilide?

La sifilide è un’infezione genitale causata dal batterio Treponema pallidum trasmesso attraverso contatti sessuali orali, vaginali o anali non protetti. Grazie alla disponibilità di metodi diagnostici efficaci e al trattamento con antibiotici, c’è stata una riduzione di casi di sifilide anche se di recente la sua incidenza è in aumento sia nei Paesi in via di sviluppo che in alcuni Paesi europei. La sifilide è, dopo l’HIV, l’infezione sessualmente trasmissibile con il più alto tasso di mortalità, ma la sua prevalenza tra gli adolescenti non è molto alta come per altre malattie sessualmente trasmissibili.

I diversi stadi della sifilide

La sifilide causa ulcere ed escoriazioni facilitando anche la trasmissione dell’HIV. Se non trattata adeguatamente, può causare seri danni al sistema nervoso, vasi arteriosi, disordine mentale e anche morte. Si sviluppa in diversi stati che tendono a manifestarsi entro il primo anno di infezione. Inizia con la comparsa dei primi sintomi 14-20 giorni dopo l’esposizione al batterio. Si ha la comparsa di una piccola ferita o più pustole, indolore e di piccole dimensioni che compare nel punto in cui avviene l’infezione batterica. La ferita guarisce da sola dopo 3-6 settimane ma se l’infezione non è trattata evolve verso lo stadio secondario che si verifica dopo alcune settimane o anche mesi dopo la fase primaria. Si ha l’insorgenza di eruzione cutanea, papulomatosi sifilitica, in più punti come sull’addome e sulle estremità, compresi i palmi delle mani e le piante dei piedi, potrebbero anche verificarsi lesioni nei genitali e nell’ano.

Sono tipici di questo stadio anche altri segni e sintomi come febbre, malessere, perdita di peso, mal di gola, perdita di capelli, perdita di peso, dimagrimento, ingrossamento dei linfonodi e stanchezza. Una volta scomparsi i sintomi del secondo stadio, possono iniziare i danni agli organi interni come cervello, nervi, occhi, cuore e vasi sanguigni, fegato, ossa e articolazioni. In questo stadio, l’individuo perde la capacità di controllo muscolare, avere delle paralisi, confusione mentale, cecità graduale e sviluppo di demenza. Il danno può essere cosi serio da poter portare alla morte.

Come si trasmette la sifilide?

L’infezione può essere trasmessa al feto tramite madre infetta e causare o morte in utero o la nascita di un bambino con sifilide congenita. Se nei quattro anni precedenti alla gravidanza la madre ha avuto la sifilide il rischio di trasmissione è elevato. La sifilide si trasmette tramite contatto persona-persona, quindi attraverso le ferite e le ulcere che si formano nelle zone genitali, rettali e sulla bocca dopo contatto sessuale. Facilmente può essere trasmessa durante il primo stadio poiché spesso si è ignari della malattia fin dal primo stadio. Il contagio non avviene in modo indiretto. Una donna gravida malata può trasmettere l’infezione al feto durante la gravidanza.

Diagnosi, trattamento e prevenzione

È possibile effettuare una diagnosi immediata della sifilide primaria o secondaria tramite l’analisi al microscopio di materiali provenienti dalla ferita del paziente. Il batterio Treponema ha una morfologia caratteristica e riconoscibile utilizzando il microscopio ottico in campo oscuro.La presenza del batterio può anche essere evidenziata nel sangue con un semplice test sierologico andando a ricercare gli anticorpi già presenti nelle fasi precoci dell’infezione. Normalmente, vengono effettuati due tipi di test: quelli non specifici per il Treponema, come il Venereal Disease Research Laboratory (VDRL) e il Rapid Plasma Reagin (RPR) e quelli Treponema-specifici, come il Fluorescent Treponemal Antibody Absorbed (FTA-ABS) e T. pallidum Particle Agglutination (TP-PA).

La patologia viene trattata tramite l’uso dell’antibiotico penicillina. La durata del trattamento dipendono in che stadio è la malattia e quali sono le manifestazioni cliniche che il paziente presenta. La persona infetta oltre al trattamento con l’antibiotico deve astenersi da qualunque attività sessuale con nuovi partner fino alla completa guarigione delle ferite. Una precedente infezione non garantisce l’immunità verso il batterio e quindi un paziente guarito può essere esposto ad un nuovo contagio. È importante utilizzare una giusta prevenzione come l’uso di preservativi. Le ferite e le ulcere cutanee possono trasmettere l’infezione anche durante il sesso orale o qualunque altro contatto cutaneo con le zone infette. È quindi è molto importante fare attenzione a qualunque sintomo dopo un rapporto sessuale a rischio. Tutti i pazienti cui è stata diagnosticata la sifilide devono sottoporsi al test per il virus Hiv.

Che cos’è la gonorrea

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  1. Cos’è la gonorrea?
  2. Come si trasmette?
  3. Sintomi e complicazioni
  4. Diagnosi, trattamento e prevenzione

Cos’è la gonorrea?

La gonorrea, è una malattia sessualmente trasmissibile causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae, viene trasmessa attraverso sesso orale, vaginale o anale. Infetta le vie uretrali nell’uomo e le vie uro-genitali nella donna. La Gonorrea è la seconda malattie sessualmente trasmissibile più comunemente segnalata, con tassi più elevati tra i gruppi di età giovani e adolescenti.

Come si trasmette la gonorrea?

La trasmissione può avvenire in caso di rapporti sessuali, vaginali, orali o anali, non protetti con un partner infetto. L’infezione può anche essere trasmessa da madre a figlio durante il parto.

Avvenuto il contatto con il microrganismo esso aderisce alle cellule epiteliali e penetra nello spazio sub-epiteliale dove provoca l’infezione. Il batterio cresce e si riproduce in un ambiente caldo e umido, e gli organi genitali femminili e maschili come ad esempio l’uretra, sono ambienti ideali. L’infezione può svilupparsi anche al livello della bocca, della gola, degli occhi e del retto.

Sintomi e complicazioni

Molto spesso l’infezione è asintomatica, soprattutto nelle donne. Negli uomini i sintomi possono comparire dopo 2 o 30 giorni il contagio e sono soprattutto dolore e bruciore durante la minzione o perdite di strano colore dal pene. Si può avere anche dolore o gonfiore ai testicoli. 

I sintomi presenti nella donna sono in genere molto lievi e non facilmente distinguibili dalle altre infezioni vaginali e vescicali. Principalmente sono bruciore durante la minzione, aumento delle secrezioni vaginali con sanguinamento. L’infezione se non trattata può avere complicazioni gravi e permanenti, in particolare nella donna può portare a malattia infiammatoria pelvica con febbre e dolori addominali e pelvici cronici, infertilità poiché può danneggiare le tube di Falloppio e aumentando anche il rischio di gravidanze extrauterine e aborto, nell’uomo invece si ha l’epididimite con un infiammazione dolorosa che può portare alla sterilità. La gonorrea inoltre per le donne incinte può portare ai bambini cecità, infiammazioni agli arti o gravi infezioni sanguigne. L’infezione può essere anche rettale ed in genere è asintomatiche, ma può manifestarsi, sia nell’uomo sia nella donna, con: perdite, prurito anale, irritazione, sanguinamento o dolorosi movimenti intestinali.

Diagnosi, trattamento e prevenzione

La diagnosi è solitamente più facile negli uomini che nelle donne. Per la diagnosi di gonorrea i campioni da analizzare sono prelevati tramite tamponi cervicali, dell’uretra, retto o faringe. E’ necessario ricorrere ad esami di laboratorio, come test molecolari o colorazione di Gram con esame al microscopio ottico. I campioni da analizzare vengono prelevati con dei tamponi dalla cervice, uretra, retto o faringe, cioè le parti del corpo che vengono infettate dal batterio. La gonorrea alla cervice o all’uretra può essere diagnosticata anche attraverso campioni di urina.

La gonorrea essendo un’infezione batterica può essere trattata in maniera efficace con antibiotici come le cefalosporine. Tuttavia ci sono nuovi ceppi farmaco-resistenti che rendono le cure meno efficaci. Per questo motivo la scelta del farmaco si basa sulle caratteristiche del ceppo e anche dalla situazione del paziente poiché particolare attenzione va alla donne incinte. La terapia aggiuntiva copre anche la clamidia, che è una frequente co-infezione con la gonorrea. La terapia doppia è stata raccomandata dal 2010 a causa della diminuzione della suscettibilità di Neisseria gonorrea alle cefalosporine

Le persone che hanno già avuto la gonorrea e che sono state sottoposte a trattamento possono essere infettate nuovamente, pertanto è consigliabile sottoporre nuovamente a screening tutti gli adolescenti che risultano positivi alla gonorrea in 3 o 6 mesi. Tutte le persone sessualmente attive sono a rischio di infezione. Per evitare il contagio è necessario avere rapporti sessuali protetti e usare correttamente il preservativo. L’estrema variabilità antigenica del batterio è una delle cause che ha impedito lo sviluppo di un vaccino contro la gonorrea, ma la ricerca sta facendo notevoli passi avanti in questa direzione.

Guida alle malattie sessualmente trasmissibili

malattie sessualmente trasmissibili
  1. Cosa c’è da sapere sulle malattie sessualmente trasmissibili?
  2. Quali sono le complicazioni correlate alle MTS?

Cosa c’è da sapere sulle malattie sessualmente trasmissibili?

Le malattie a trasmissione sessuale (MTS) hanno un forte impatto sulla salute degli adolescenti sessualmente attivi e inoltre hanno un’incidenza sempre maggiore in tutto il mondo, senza alcuna distinzione socio-economica. Il motivo di ciò è da ricondurre sia alla scarsa conoscenza delle patologie in questione sia alla promiscuità riscontrabile soprattutto fra gli adolescenti. È importante seguire le linee guida per lo screening e l’utilizzo di test diagnostici appropriati per un trattamento tempestivo ed efficace delle malattie sessualmente trasmissibili. Infatti i trattamenti tempestivi sono essenziali per evitare complicazioni. La diagnosi di una MST è sostanziale per tutti, in particolare per gli adolescenti. Tutte le MST possono essere causate da:

  • Batteri
  • Virus
  • Protozoi
  • Parassiti o funghi.

Il virus più diffuso è il Papilloma virus, mentre per le malattie sessualmente trasmissibili batteriche la più diffusa è la Clamidia. Altre infezioni comuni tra gli adolescenti comprendono la gonorrea, la sifilide, il trichomonas e il virus dell’herpes simplex (HSV). Tali infezioni possono essere contratte anche in seguito ad un singolo rapporto sessuale con un partner infetto. Il rischio risulta essere maggiore per coloro che hanno numerosi rapporti occasionali, ma è esteso anche a coloro che hanno rapporti stabili considerando che il microrganismo può rimanere silente per molto tempo e che quindi il soggetto può scoprire di essere infettato a distanza di molto tempo.

Quali sono le complicazioni correlate alle MTS

Le complicazioni delle MST possono includere:

  • Infezioni gravi
  • Dolore cronico
  • Infertilità
  • Cancro
  • Effetti deleteri all’utero

Quasi la metà delle nuove infezioni sessuali trasmesse ogni anno si verifica tra gli adolescenti con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, infatti i tassi più elevati di infezioni sessualmente trasmissibili sono tra giovani adulti e adolescenti. L’individuazione di queste infezioni dipende dai diversi test di screening  per ciascuna MST. È quindi importante divulgare tra gli adolescenti informazioni sulla propria salute sessuale per metterli al corrente dei rischi e delle pratiche diagnoste specifiche per ciascuna malattia sessualmente trasmissibile.